30 giugno 2016

Gli incontri di una lumaca avventurosa

Che infantile dolcezza nel mattino quieto!
Gli alberi protendono le loro braccia a terra.
Un soffio tremulo ricopre le sementi, e i ragni distendono le loro strade di seta - raggi sul cristallo limpido dell’aria -
Nel viale una fonte recita il suo canto tra le erbe.
E la lumaca, pacifico borghese della strada, ignorata nella sua umiltà, ammira il paesaggio.
La divina quiete della natura le ha dato forza e fede, e dimenticando le pene della sua casa, volle vedere dove porta il sentiero.
Cammina cammina, giunse così in un bosco di edere e di ortiche. In mezzo c’erano due vecchie rane che prendevano il sole, annoiate e malate.
“Questi canti moderni”, bofonchiava una di quelle, “sono inutili”. “Tutti, amica”, le ribatte l’altra rana che era ferita e quasi cieca.

"Quand’ero giovane credevo che se mai Dio sentisse il nostro canto, avrebbe pietà. La mia scienza, dal momento che sto al mondo da tanto mi vieta di crederlo. E ormai non canto più …" 
Le due rane si lamentano, chiedendo un’elemosina a una ranocchietta che presuntuosa passa scostando l’erba.
La lumaca si ferma davanti al cupo bosco. 
Vuol gridare: Non può. Le rane si avvicinano.
“E’ una farfalla?” dice quella quasi cieca.
“Ha due cornette” ribatte l’altra rana.
“E’ la lumaca. Lumaca vieni da altre terre?”,
“Vengo da casa mia e voglio tornarci quanto prima.”
“E’ un verme assai codardo”, esclama la rana cieca.
“Non canti più?” 
“Non canto”, dice la lumaca. 
“E non preghi?”
“Neanche: non ho mai imparato.” 
“E non credi nella vita eterna?”
“E che cos’é?”
“Vivere sempre nell’acqua più limpida, vicino ad una terra ricca di fiori che offrano pascoli magnifici.” “Quand’ero piccola un giorno la mia povera nonna mi disse che dopo la morte sarei finita sulle foglie più tenere degli alberi più alti.”
“Era un’eretica tua nonna. La verità é la nostra. Dovrai credere a questa”, dicono furiose le rane.
“Perché ho voluto vedere il sentiero?” geme la lumaca. “Si, credo per sempre a quella vita eterna che mi predicate …”
Le rane, tutte pensierose, se ne vanno, e la lumaca, spaventata, s’inoltra nella selva.
Le due rane mendicanti restano come sfingi.
Una domanda: “Ci credi alla vita eterna?”
“Io no”, dice triste triste la rana ferita e cieca.
“E perché, allora, abbiamo detto alla lumaca che deve credere?”
“Perché … Non so perché”, dice la rana cieca.
“Ho un groppo alla gola quando sento con quanta fede i miei figli invocano Dio là nel canale …”
La povera lumaca torna indietro. Si diffonde dal viale sul sentiero un silenzio ondulato.
S’incontra con un gruppo di formiche rosse.
Sono tutte eccitate hanno un gran da fare per trascinare una compagna che ha le antenne rotte.
La lumaca esclama: “Pazienza, formichette.
Perché maltrattate così una vostra compagna?
Ditemi cos’ha fatto. Giudicherò io in coscienza.
Raccontalo, tu, formichetta.” La formica mezza morta dice triste triste: “Ho visto le stelle”
“Cosa son le stelle?” dicono le formiche inquiete.
E la lumaca domanda pensierosa: “Stelle?”
“Si”, ripete la formica, “Ho visto le stelle, son salita sull’albero più alto del viale e ho visto mille occhi nelle tenebre.”
La lumaca domanda: “Ma cosa son le stelle?”
“Sono luci che portiamo sulla nostra testa”.
“Ma noi non le vediamo”, commentan le formiche.
E la lumaca: ” La mia vista non va più in là dell’erba.”
Agitando le antenne le formiche esclamano: “Ti ammazzeremo; sei perversa e pigra.
La tua legge é il lavoro”. “Ma io ho visto le stelle”; dice la formica ferita.
Sentenzia la lumaca: “Lasciate che se ne vada, seguitate le vostre faccende.
D’altronde forse tra poco morirà”: Nell’aria dolce é volata un’ape. La formica in agonia avverte l’immensa sera e dice: “Ecco chi viene a portarmi su una stella”. 
Le altre formichette se ne vanno nel vederla morta. La lumaca sospira e stordita s’allontana tutta confusa circa l’eternità. 
“Il sentiero non ha fine”, esclama.
“Forse di qui si arriva alle stelle.
Ma questa gran pigrizia mi impedirà di giungerci.
E’ bene non pensarci più”. Ogni cosa appariva soffusa di nebbia e sole pallido. Campane in lontananza invitano la gente in chiesa e la lumaca, pacifico borghese della strada, stordita ed irrequieta ammira il paesaggio.

Federico Garcia Lorca

4 commenti:

Lara ha detto...

Una grande metafora con tanta poesia...
Ciao!
Lara

panna58 ha detto...

l'ho letta con piacere, grazie.....
Amo le poesie di Federico Garcia Lorca

egill-larosabianca ha detto...

Uomo delle stelle. Si paga un prezzo per vedere
quelle luci,si paga un prezzo.Tu sei arrivato a
Cordova.E come voleva il poeta Grazie a Granada.

egill-larosabianca ha detto...

Nel piano ,nel vento,
cavallo negro, luna rossa
La morte mi guarda dalle torri di Cordova.
E Cordova é lontana e sola.
estratta Cordova F.G.Lorca

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