28 marzo 2017

Il primo amore

Voglio la rivoluzione, nient’altro che la rivoluzione. La voglio da me stesso, prima ancora che dal mondo. La voglio perché la furberia dolciastra e la scalmanata indifferenza hanno preso in mano i territori della parola e anche quelli del silenzio. Chi scrive viene tollerato a patto che rimanga nel recinto. Le sue ambizioni possono essere anche altissime, ma solo se vengono esercitate in luoghi millimetrici, invisibili. I fanatici della moderazione avanzano ovunque. In politica come in letteratura. Io sono fuori da questo mondo e fuori da questa vita. Non è un merito e spero non diventi una colpa. È andata così e sono fatti miei. Dal luogo in cui parlo, con la morte che mi passa nel cuore molte volte al giorno, io sono costretto ad ambire alla rivoluzione, non ho altra scelta. E se guardo un albero, non gli chiedo soltanto di farmi ombra, e se incontro una persona non mi accontento delle solite cerimonie, voglio l’infinito e non mi basta neanche quello, dell’infinito voglio la radice, il luogo in cui inizia, voglio sentire come è cominciata questa infiammazione, questo delirio della materia che chiamiamo vita.

(Franco Arminio, Oratorio Bizantino, Ediesse, 2011)

2 commenti:

egill ha detto...

Uno degli scritti più forti e dunque belli nel tuo
blog.La verità esercitata in luoghi millimetrici
è una bugia.Quando davvero l'ambizione alla verità
è altissima si sacrifica la vita materiale pur di
mantenere il punto,anche se sai già di perdere.Hai
vinto,comunque,hai battuto la mediocrità,non sei
servo ma libero.E' poco?- egill

novalis ha detto...

Grazie egill ☺ il mio blog è ► appunti novalis, questo è solo un "raccoglitore" di testi. Ciao

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