18 ottobre 2016

Non bisogna scusarsi di essere Atei

Bisogna, al contrario, andarne fieri, a testa alta, perché “ateismo” significa sana indipendenza di giudizio e, anzi, mente sana tout court.
Molti in cuor loro sanno di essere atei, ma non osano ammetterlo con la famiglia e a volte nemmeno con se stessi, anche perché il termine “ateo” è stato sempre caricato di connotazioni negative e inquietanti.

L’ateismo è un’aspirazione non soltanto realistica, ma anche nobile e coraggiosa.

Gli atei devono rendersi conto di questa anomalia: le opinioni religiose sono le uniche opinioni dei genitori che, per consenso pressoché universale, si possano automaticamente riversare sui bambini, i quali sono troppo piccoli per comprenderne il significato. Non esiste il bambino cristiano; esiste solo il figlio di genitori cristiani. Cercate di ficcarvelo in testa.

La puerilità che Isaac Asimov rilevava nelle pseudoscienze si può attribuire anche alla religione: “Se si analizza qualsiasi pseudoscienza, si trova sempre una coperta con cui scaldarsi, un pollice da succhiare, una gonna cui attaccarsi”.

La sostanza della fede religiosa, nonché la sua forza e la sua principale gloria, è disdegnare le giustificazioni razionali. A noi non credenti si chiede di sostenere con buone argomentazioni i nostri pregiudizi, ma provate a chiedere a un credente di giustificare la sua fede e sarete subito accusati di violare la “libertà religiosa”.

Il Dio dell’Antico Testamento è forse il personaggio più sgradevole di tutta la letteratura: geloso e fiero di esserlo, è un castigamatti, meschino, iniquo e spietato; sanguinario istigatore della pulizia etnica; un bullo misogino, omofobo, razzista, infanticida, genocida, figlicida, pestilenziale, megalomane, sadomasochista e maligno secondo il suo capriccio. Quelli di noi che si sono familiarizzati con i suoi metodi fin dall’infanzia hanno finito per non accorgersi più di quanto siano orrendi.

Richard Dawkins

0 commenti:

Posta un commento