27 luglio 2017

...del nostro esistere

Si percorreva a passo lento una vecchia carrareccia militare che saliva nella foresta di conifere, tra radure erbose ingiallite dall'arsura dell'estate.
Anche su questa montagne la stagione era stata calda e asciutta, le scarse precipitazioni avevano spento la fioritura che in giungo ammantava i prati di splendide varietà di fiori. La giornata era soleggiata, sebbene dietro i contrafforti più lontani del Gran Capelet apparissero con sempre maggior frequenza, bianche nuvole gonfie che stazionavano nel cielo come un gregge di pecore al pascolo.
Si parlava della situazione del paese e benché mi tenessi indietro di qualche metro e preferissi senz'altro ascoltare le marmotte che lanciavano i loro segnali di avvistamento del pericolo con ripetuti fischi e seguire il gorgogliare sommesso del torrente giù in basso, non potevo esimermi dall'ascoltare la conversazione.
Ad un certo punto A. disse:" Sarebbe meglio che nelle scuole dessero ai giovani da studiare i libri di Smith, anziché Dante, Manzoni, Quasimodo, Montale che non servono a niente. Imparerebbero un po' come funziona l'economia di un paese, invece di riempirsi la testa con tutte quelle stupidaggini inutili di cultura letteraria."
Rimasi esterrefatta dall'inattesa dichiarazione.
Da A. non me la sarei aspettata.
Improvvisai una accalorata quanto poco convincente difesa del valore profondamente etico e umano che la cultura umanistica riveste nella formazione dei giovani e che la scienza e la tecnica, per quanto necessarie, non rispondono alla richiesta di senso e finalità della vita.
"Non siamo macchine inserite in un sistema finalizzato alla produzione e al consumo" replicai "Abbiamo bisogno di comprendere le ragioni e gli scopi del nostro esistere".
"Vedrai che tra poco i cinesi ci daranno la sveglia, anzi, lo stanno già facendo." Riprese A. - "Loro non sono infiacchiti di cazzate letterarie e filosofiche. Lavorano il doppio a minor costo e gli scopi del loro esistere sono quelli di conquistare i mercati. Altro che balle."
Ci sarebbe stato sicuramente da ribattere a quest'ultima affermazione e qualcuno più dotato di argomenti e maggiore dialettica di me l'avrebbe fatto.
Riuscii soltanto a mormorare: " Non condivido la tesi che lo scopo dell'uomo sulla terra sia quello di conquistare il mercato a minor costo, io credo che si possa aspirare a qualcosa di più del produrre, comprare e vendere merci.

F.

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