16 novembre 2015

Il caso Franza

Prima non avevo mai fatto caso ai sogni, e forse in realtà non erano neanche così importanti, affollati com’erano, con tutto quell’andirivieni, e talvolta colorati, ma adesso, come sono tormentosi, poiché non è qualcosa di estraneo, no, è qualcosa che mi appartiene, ecco finalmente i miei sogni, i miei enigmi diurni, sono più grandi di quelli dei miei sogni notturni, e allora ti accorgi che non esistono gli enigmi dei sogni, ma soltanto enigmi, enigmi diurni, l’ineffabile caotica realtà che tenta di articolarsi nel sogno, che talvolta ti mostra in modo geniale, in una composizione, che cosa ti sta capitando, poiché in altro modo non lo capiresti mai, ma poi il tuo sognare s’imbroglia, diventa dilettantesco, allora non conduce più a nulla, un mediocre drammaturgo cui le scene sfuggono da tutte le parti e i motivi si confondono, che fa morire l’eroe troppo presto, che scambia i personaggi di una scena precedente con quelli di una scena successiva, finché all’improvviso il tuo sogno raduna tutte le sue forze e arriva al colpo maestro, uno Shakespeare gli ha dato una mano, un Goya gli ha dipinto gli scenari, e allora si solleva dalle bassure della tua banalità e ti mostra il tuo grande dramma, tuo padre e un tale che si chiama Jordan riuniti in una sola persona; e, come si conviene a un grande personaggio, ha inizio l’inno, ecco i primi obliqui legami sotterranei, i vecchi sono sempre lì, tua madre, alla quale non pensi mai, si appoggia a ogni parete, la tua fluttuante paura per la quale non vedi alcun motivo ti recita una storia che ti dà le vertigini, soltanto ora comprendi perché ti angosci, e così mi apparve davanti agli occhi un cimitero, all’ora del tramonto, e in quel sogno si diceva: questo è il cimitero delle figlie. E io allora guardavo giù verso la mia propria tomba, poiché facevo parte delle figlie, e lì mio padre non c’era. Ma io ero morta per causa sua ed ero sepolta lì. Forse che tu, in stato di veglia, sai qualcosa di un cimitero dei figli, e sai per colpa di chi muori? Questo non lo vieni a sapere mai, pensaci pure con tutte le tue forze, non lo scopri mai, ma quando lo scopri in quel modo, da dentro te stesso, nell’attraversare il tunnel, durante la notte, allora sai che è vero. Ecco cos’è. Potresti giurarci.

Ingeborg Bachmann

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