14 luglio 2016

Ricostruzioni

Voglio dire: tu le persone che ami non le distruggi. Tu le persone che ami non le cacci via, te le tieni strette. Le persone che ami le vuoi incontrare per strada senza preavviso: prendere e abbracciarle, sapere se va tutto bene, sapere se c’è ancora la stessa luce in loro, sapere che la loro vita va a meraviglia, va come magari avresti voluto andasse la tua. Tu le persone che ami le tieni strette tra le righe di qualche dedica, tra le luci di qualche foto, tra qualche armadio dove tieni le tue cose preferite: nell’armadio dove metti le cose belle, belle anche se piene di polvere. Adesso ascoltami: Lo so che non c’è mai stato niente di buono in noi, in te, in me, nel resto del pianeta, negli sconosciuti sul bus, dappertutto però non devi perdere la speranza. E lo so che le persone che non vuoi distruggere magari hanno distrutto te: ma non gettare la spugna perché sei ancora capace di lottare, di riprendertele, di rialzarti e di scappare verso qualche paese dal nome strano ma che ti ha colpito. Lo so che è difficile, lo so che è difficile crederci ancora, pensare che quello sconosciuto che ti ha toccato la spalla, che hai odiato per quell’istante diventi qualcosa di più, il pavimento freddo che ti sveglia la mattina, le coperte che non si vogliono aggiustare, l’aria fredda alle cinque di mattina durante l’inverno; lo so che è difficile crederci perché le persone che non vorresti mai distruggere ti hanno distrutto: ma siamo ricostruzioni infinite tutti quanti. Ricostruzioni più grandi. Più belle. Più forti.

Giuseppe Macrì

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