18 luglio 2015

La banana

Noi siamo quelli della banana.
Abbiamo, miracolosamente, e di poco, evitato le fasce, quel sistema ignobile di costrizione che voleva tutti gli infanti trasformati in mummie-egizie, ma l'infame banana no, non siamo riusciti ad evitarla.
Appena nati, innocenti, incolpevoli, hanno preso i nostri primi scarsi capelli e li hanno foggiati in modo che, sulla fronte, emergesse un ricciolone enorme e cavo, un vezzo al quale in nessun modo potevamo ribellarci, una specie di grottesco cannolo che sovrastava i nostri occhi, da poco spalancati sul mondo. Non solo ai maschi è stata imposta tale umiliazione, alla quale evidentemente era impossibile opporsi, ma anche alle femmine toccò questa triste sorte - in più, per loro, con l'aggravante di un lezioso fiocchetto, una piccola farfalletta di stoffa a coronamento del tutto.
Poi, non paghi, ci hanno fotografato. Ma non in casa, perchè allora quasi nessuno aveva una macchinetta casalinga, non come ora che, con l'ausilio di ignobili telefonini, è tutto un ticchettare continuo che nemmeno i più conventi giapponesi. No, ci facevano uscire, ci esponevano ai pericoli delle città o delle campagne, ai terribili rigori meteorologici, i geli dell'inverno, i caldi tropicali dell'estate, e ci portavano in uno studio fotografico. Là ci immortalavano, sodi ai nostri giusti lamenti. Nudi, distesi in varie pose oscene su pelli di svariati felini, lo sguardo vuoto di infantile e innocente perplessità, se non di autentico e consapevole terrore, là tutti a mostrare dubbie rotondità di glutei e tettine grassocce di cui le femmine, raggiunta appena la pubertà, si sarebbero poi vergognate per i secoli a venire; ma anche noi maschi, con eventuali pisellini in aria, non siamo stati da meno, da sempre timorosi che qualunque discendente, un figlio, o peggio, un nipote, le scoprisse, quelle foto, e ne facesse materia di ignobile e vile ricatto.
Noi siamo quelli lì. Oh, certo, siamo cresciuti, e abbiamo affrontato, chi più, chi meno, le varie avversità o le gioie(le poche, in verità, gioie) che la vita di volta in volta ci ha presentato. Così oggi, non tanto più sereni ma, diciamo, distaccati, vogliamo voltarci indietro e riguardare con affettuosa rimembranza a tante piccole cose che abbiamo incontrato e che, come tante altre cose andate, più che andarsene sono volate via.

Francesco Guccini

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