19 settembre 2015

Ecce homo

“La mia formula per la grandezza dell’uomo”, scrive in un capitolo di Ecce homo splendidamente intitolato “Perché sono così intelligente”, “è l’amor fati”, l’amore per il proprio destino. Spiega Nietzsche di voler “imparare sempre più a considerare bello quello che è necessario: amare il mio fato!”. Amor fati significa vivere senza rimpianti, ma non come lo intendiamo oggi. Carpe diem significa prendere decisioni coraggiose, per non pentirsene in seguito, mentre amor fati (tra le altre cose) significa imparare ad accettare le scelte, più o meno coraggiose, già fatte.
Dopotutto, se un certo aspetto della vita è veramente “necessario”, non accettarlo significa rifiutare la realtà. E che cosa è più necessario del passato che, essendo già successo, non può essere cancellato?

Una volta capito questo, il mantra moderno del “non avere rimpianti” comincia a non sembrare più un atto di coraggio ma di vigliaccheria: un disperato tentativo, dettato dal panico, di evitare la tristezza futura. Invece, paradossalmente, l’amor fati è un modo migliore per evitare i rimpianti. Non si tratta più di fare scelte coraggiose “prima che sia troppo tardi”, ma di capire che è già troppo tardi, e lo è sempre stato. Questo è estremamente liberatorio. Abbiamo una sola vita. Perché sprecarla cercando di non avere rimpianti?

— Oliver Burkeman

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