15 settembre 2015

Il mondo va avanti, ma non è chiaro quale sia il suo senso e la sua direzione

E pensare che qualche coglione parlava di fine della storia.
Come se potesse reggere un mondo con più di tre quarti di popolazione affamata e meno di un quarto che continua a sprecare risorse.
Basti pensare che un’ottantina di miliardari posseggono una ricchezza pari alla metà più povera del pianeta; negli ultimi quaranta anni il numero de paesi meno sviluppati è raddoppiato; miliardi di persone vanno a dormire affamati ogni notte; quasi la metà della popolazione mondiale vive con meno di un paio di euro al giorno.
E voi pensate che la storia sia finita e vi sconvolgete se qualche bomba bussa ogni tanto alle vostre porte? Avete applaudito alle magnifiche sorti e progressive di un mondo globalizzato e ora vi meravigliate della proliferazione dei supermercati cinesi, dei venditori di kebab e delle moschee.
Questa non è guerra e nemmeno guerriglia. Questa è una dissennata ricerca di senso in un mondo di rapper islamici; nababbi arabi e cinesi; cassintegrati e nuovi poveri europei; mafiosi russi con yacht a Capri e a Cannes; donne e uomini tedeschi e francesi figli di tedeschi e francesi che vanno in Siria a prepararsi alla jihad; petrolieri e ipervenditori telematici statunitensi che pensano che resteranno per sempre i padroni del pianeta e fanno di tutto per inverare il loro pensiero.
Le polveriere sono ovunque, e anche gli sciacalli pronti a sfruttare la contingenza favorevole; quelli che con le guerre si arricchiscono e qualche volta perfino le provocano. La fame cerca risposte dappertutto, anche nella religione e nei fondamentalismi. Soprattutto quando alla fame di pane si unisce la fame di certezze e ideologie forti.

—  aitanblog 

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