3 novembre 2015

Sono una zattera

Sono una zattera senza timone che naviga in una mare di pena. In questi lunghi mesi mi sono sfogliata come una cipolla, uno strato dopo l’altro cambiando, non sono più la stessa donna, mia figlia mi ha dato l’opportunità di guardarmi dentro e di scoprire quegli spazi interiori, vuoti, oscuri e stranamente tranquilli, che non avevo mai esplorato prima. Sono luoghi sacri e per raggiungerli devo percorrere un cammino angusto e fitto di ostacoli, vincere le belve dell’immaginazione che mi sbarrano il passo. Quando il terrore mi paralizza, chiudo gli occhi e mi abbandono con la sensazione di immergermi in acque torbide, fra i colpi furiosi delle ondate. Per alcuni istanti che sono davvero eterni credo di morire, ma a poco a poco capisco che continuo a vivere nonostante tutto, perchè nel feroce vortice c’è uno spiraglio misericordioso che mi permette di respirare.
Mi lascio trascinare senza opporre resistenza, e piano piano la paura viene meno. Entro fluttuando in una caverna sottomarina e lì rimango in riposo, in salvo dai draghi e dalla sventura. Piango senza singhiozzi, lacerata dentro, come forse piangono gli animali, ma allora il sole è ormai spuntato e viene la gatta a chiedere la colazione e sento i passi di Willie in cucina e l’odore di caffè invade la casa. Comincia un altro giorno, come tutti i giorni.

— Dal libro “Paula” - Isabel Allende

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