7 gennaio 2016

L’abbandono

Nei viaggi solitari esiste una pienezza diversa di sé.
La possibilità di vivere in territori neutri, in mezzo a persone che abitualmente parlano una lingua diversa, il fatto di adattarsi a un’architettura e a un paesaggio stranieri, producono uno spiazzamento delle nostre certezze e, se si è veramente onesti e sinceri, permettono di scoprire chi si è.
In sostanza, tutti i viaggi che si fanno sono solo la figura di quell’altro viaggio all’interno di noi stessi che inizia nel momento in cui nasciamo e finisce quando Dio vorrà. Non c’è viaggio più avvincente che ognuno può fare alla scoperta di sé.
E ci sono, naturalmente, molti modi per fare questo viaggio. Amare una persona, per esempio. Vivere insieme a lei. Essere abbandonati da quella stessa persona, come è accaduto a Helmut dopo otto anni. Oppure ritirarsi in un deserto e abbracciare l’esperienza mistica.
Per quelli come Helmut e me, troppo amanti del mondo per abbandonarlo, troppo scorticati dall’amore per cercarne un altro, c’è una sola strada: la scoperta della solitudine.

Pier Vittorio Tondelli

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