9 febbraio 2016

La vera felicità

L'essere umano ha una fame innegabile di felicità. Si tratta di una fame valida e legittima, giacché siamo stati creati da un Dio felice, che ci ha formato per godere della sua pienezza. I nostri approcci comuni alla felicità cercano di soddisfare questa fame in svariati modi ma nessuno prende in considerazione la natura incurvata delle nostre anime, piegate dal peccato e che non è in grado di evitare la logica egocentrica per la quale funzionano. Essi propongono diverse varianti di una forma plastica di felicità, identificata nel piacere, scissa dalla trama etica della vita e avvolta in prodotti consumistici attraenti; ma queste proposte pur seguendo sentieri diversi non vanno al di là dell'egocentrismo. Iniziare dall'io significa finire con nient'altro che l'io e con un io molto infelice.
La felicità è invece un effetto secondario indiretto: essa giunge come la conseguenza di un corretto godimento della vita. Siamo felici non quando siamo ossessionati dal nostro stato emotivo ma quando, immersi in qualche attività, rapporto o causa, ci arrendiamo alla vita dimenticandoci di noi stessi. Soltanto quando trascendiamo la prigione dell'io allarghiamo davvero le nostre anime per assaporare tutta la pienezza dei piaceri della vita.

René Breuel, Il paradosso della felicità - Chieti 2015, Edzioni GBU, pp. 92,93

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