9 giugno 2016

Fedro

Gli parlava della fervida angoscia che coglie l'uomo sensibile quando i suoi occhi scorgono un simbolo della bellezza eterna; gli parlava degli appetiti dell'empio e del malvagio, che non può immaginare la bellezza quando ne vede il simulacro, e che non è capace di rispetto; gli parlava del sacro sgomento che afferra l'uomo di nobili sensi quando un volto divino, un corpo perfetto gli appare… come egli trema ed è fuori di sé, e osa appena guardare e venera colui che possiede la bellezza, e gli recherebbe sacrifici come alla statua di un dio se non dovesse temere di esser preso per pazzo. Giacché la bellezza, mio Fedro, solo essa è amabile e visibile al tempo stesso; essa è, notalo bene, la sola forma dell'immateriale che noi possiamo percepire coi sensi e che i nostri sensi possono sopportare. O altrimenti che sarebbe di noi se il divino, se la ragione la virtù la verità ci apparissero sensibilmente? Non saremmo noi distrutti e inceneriti dall'amore, come Semele al cospetto di Giove? Così la bellezza è, per colui che sente, la via che conduce allo spirito — solo la via, solo il mezzo, piccolo Fedro…

— T. Mann, Morte a Venezia

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