15 luglio 2016

Cent'anni di solitudine

Se qualcuno si doveva ritenere inoffensivo in quell'epoca, era l'invecchiato e disilluso colonnello Aureliano Buendía, che a poco a poco aveva perduto ogni contatto con la realtà della nazione. Rinchiuso nel suo laboratorio, il suo unico rapporto col resto del mondo era il commercio dei pesciolini d'oro. Uno dei vecchi soldati che avevano sorvegliato la sua casa nei primi giorni della pace andava a venderli nei villaggi della palude, e tornava carico di monete e di notizie. Che il governo conservatore, diceva, con l'appoggio dei liberali, stava riformando il calendario in modo che ogni presidente rimanesse cento anni al potere. Che finalmente si era firmato il concordato con la Santa Sede, e che era venuto da Roma un cardinale con una corona di diamanti e su un trono d'oro massiccio, e che i ministri liberali si erano fatti ritrarre in ginocchio in atto di baciargli l'anello. Che la soubrette di una compagnia spagnola, di passaggio dalla capitale, era stata sequestrata nel suo camerino da un gruppo di uomini mascherati, e la domenica dopo aveva ballato nuda nella residenza estiva del presidente della repubblica. «Non parlarmi di politica» gli diceva il colonnello. «Noi ci occupiamo di vendere pesciolini.» Le dicerie del pubblico, che il colonnello non volesse sapere nulla della situazione politica del paese perché stava arricchendosi col suo laboratorio, provocarono le risate di Ursula quando giunsero al suo orecchio. Col suo terribile senso pratico, lei non poteva capire quale fosse il guadagno del colonnello, che cambiava i pesciolini con monete d'oro, e poi trasformava le monete d'oro in pesciolini, e così via, di modo che era costretto a lavorare sempre di più a mano a mano che aumentavano le vendite, per soddisfare un esasperante circolo vizioso. In verità, ciò che gli interessava non era il guadagno ma il lavoro. Aveva bisogno di tanta concentrazione per incastrare squame, incastonare minuscoli rubini negli occhi, laminare branchie e montare pinne, che non gli restava un solo vuoto da riempire con la delusione della guerra. Così assorbente era l'attenzione che gli richiedeva la raffinatezza del suo artigianato, che in poco tempo invecchiò più che in tutti gli anni di guerra, e la posizione gli piegò la spina dorsale e la millimetria gli sciupò la vista, ma la concentrazione implacabile lo premiò con la pace dello spirito.

— Gabriel García Márquez

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