9 ottobre 2016

Notte fantastica

Le sue dita piccole, di un'esilità malaticcia, giocherellavano inquiete con le posate, ma senza farle tintinnare; e quel silenzio che la circondava mi fece bene. Anche lei non toccava cibo, una volta soltanto la sua mano afferrò lesta e avida il bicchiere. Oh, anche lei la sentiva, la febbre del mondo, lo percepii subito - e la cosa mi rese felice -, alla vista di quel gesto che tradiva la sua sete. E con affettuosa complicità il mio sguardo le si posò dolcemente sulle spalle. Una persona, una sola, avevo trovato infine, che non fosse del tutto avulsa dalla natura, che ardesse anche lei dell'incendio del mondo, e volevo rivelarle la nostra affinità. Avrei voluto gridarle «Su, senti la mia presenza! sentimi! Anche io sono desto come te! Anch'io soffro! Sentimi! Sentimi!» l'avviso con l'ardente magnetismo del mio desiderio. Fissavo la sua schiena, accarezzavo con gli occhi i suoi capelli, la trafiggevo con lo sguardo, la chiamavo a fior di labbro, la tenevo stretta, e la fissavo, la fissavo, cacciando fuori tutta la mia febbre, affinché lei lo avvertisse con sensi sororali. Ma non si voltò. Rimase lì seduta immobile, freddo ed estraneo simulacro. Nessuno mi venne in aiuto. Nemmeno lei mi sentiva. Nemmeno in lei c'era il mondo. Io ardevo da solo.

— Stefan Zweig

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