28 febbraio 2017

Futuro interiore

L’identità collettiva è un costrutto immaginario; fondare una comunità politica su di essa innesca continui processi di disconoscimento dell’altro, perché nessun cittadino reale possiede in toto i marcatori culturali che gli consentirebbero di essere perfettamente identico al modello dell’inesistente cittadino ideale. Se il filtro della legittimazione civile fosse davvero quello dell’identità culturale, nessuno sarebbe mai abbastanza italiano, francese, inglese, tedesco o latro da scampare alla dialettica della negazione, quella che ti fa guardare l’altro pensando: ‘ lui non è uno di noi’. Laddove l’identità sorge per distinguere, e quindi per dividere, l’appartenenza è invece uno strumento costruttivo, che integra le fratture e permette di riconoscere le differenze reciproche come un valore collettivo. È nel riconoscimento delle appartenenze, e non dell’identità, che può fondarsi il concetto di comunità in senso morale, cioè pienamente umano.

Michela Murgia

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