13 febbraio 2017

Scritto sul corpo

Quando portò il cucchiaio da minestra alle labbra, come desiderai essere
quell'innocente pezzo di acciaio inossidabile. Avrei volentieri barattato tutto il sangue del mio corpo con mezzo litro di brodo vegetale. Fammi essere carota a dadini,vermicelli, così che tu mi prenda in bocca. Invidiavo i crostini. La guardavo spezzare e imburrare ogni pezzo, immergerlo lentamente nella scodella, lasciarlo galleggiare finché, pesante e grasso, si inabissava in quella profonda massa rosa, per poi venir resuscitato al glorioso piacere dei suoi denti.
Le patate, il sedano, i pomodori, tutti erano passati per le sue mani. Quando mangiava la zuppa, mi sforzavo di sentire il sapore della sua pelle. Ci doveva essere rimasto qualcosa di lei. L'avrei trovata nell'olio e nelle cipolle, l'avrei scoperta attraverso l'aglio. Sapevo che sputava nella padella per verificare se l'olio era pronto. E’ un vecchio sistema, ogni cuoco lo fa, o lo faceva. E così, quando le domandavo cosa c'era nella minestra, sapevo che avrebbe omesso l'ingrediente essenziale. Sentirò il tuo sapore anche solo attraverso quello che hai cucinato.
Tagliò una pera; una delle pere del suo giardino. Dove abitava, un tempo, c'era un orto e il suo albero preferito aveva duecentovent'anni. Più vecchio della Rivoluzione francese. Abbastanza vecchio da aver nutrito Wordsworth e Napoleone. Chi era andato in giardino a raccogliere la frutta? I loro cuori battevano torte come il mio? Mi offrì metà della pera e un pezzo di parmigiano. Pere come queste hanno visto il mondo, cioè loro sono state ferme e il mondo ha visto loro. A ogni morso scoppiavano guerra e passione. La storia era avvolta nei semi e nella buccia verde rana.
Fece gocciolare il succo viscoso sul mento e prima che potessi aiutarla se lo asciugò.Guardai il tovagliolo; potevo rubarlo? La mia mano stava già strisciando sulla tovaglia come in un racconto di Poe. Mi toccò e lanciai un grido.
“ Ti ho fatto male? ” disse, piena di preoccupazione e di rimorso.
“ No, mi hai dato la scossa. ”

Jeanette Winterson

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