2 marzo 2017

La letteratura come menzogna

Fondamentalmente asociale, il disertore calcola le astuzie della fuga secondo le strutture coattive del suo tempo. Detesta l’ordine e la buona coscienza, e la complicità dell’uno e dell’altra gli è fatale. Dove trionfa quel risibile middle aged, l’Uomo, egli deve schermirsi, eludere, fuggire. Quotidianamente, con gesto tragico ed esatto, deve mondarsi dei miti euforici della disonesta buona coscienza: saggezza collettiva, progresso e giustizia. Sta dalla parte della morte, abbagliante ingiustizia, difficilmente perfettibile, paradosso squisito, ironico luogo cui si perviene quando si cessa di camminare. Elegge a propria dimora cunicoli non asfaltabili. Abbisogna di una specifica libertà, una libertà non «liberale», e che infatti il liberale non tollera, eversiva, blasfema. Lo soffoca la libertà affettuosa, che ha sapore di onesta, perfezionista collaborazione. Può sopravvivere in qualunque atmosfera, purché infetta. Dove regnano le tenebre dell’ottimismo egli è un clandestino, che porta seco, con sacerdotale cautela, il tabernacolo dei veleni. Naturalmente anarchico, è sempre in contatto con quei corridoi degli inferi, fitti di tende e subitanei gomiti, quei labirinti in cui lo sguardo virtuoso dell’uomo umanista non osa avventurarsi.

— Giorgio Manganelli

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