20 marzo 2017

Noemi

Lei si chiama Noemi. Non la conoscevo fino a ieri sera e mi ha insegnato qualcosa di davvero importante.
Ho fermato le presentazioni del mio ultimo libro un po’ di mesi fa. Avevo girato tanto e io sono un po’ così, quando sento che inizio a dire sempre le stesse cose, che mi ripeto, decido di fermarmi. È una questione di rispetto per chi usa un po’ del suo tempo per leggere quello che pubblico e per venire ad ascoltare le poche cose che ho da dire. Cosa c'entra Noemi? Tra poco ci arrivo.
Qualche mese fa una cara amica mi ha chiesto di fare una presentazione nel suo paesino, in provincia di Rovigo, vicino a dove abito, una cosa informale. Non potevo dirle di no, perchè le voglio bene, e così ho accettato.
Adesso nella storia entra Noemi. Era seduta in mezzo al pubblico, con il suo vestito rosso. Non so perchè, ma mi ricordava i bei personaggi femminili nei film di Tim Burton. Per arrivare lì è partita da un paesino della Sardegna che si chiama Carbonia. Ha preso un aereo, convinto un amico di Udine a venirla a prendere, hanno guidato due ore e mezza. Solo per sedersi su una sedia in un paesino di provincia, ad ascoltare me e le poche cose che avevo da dire. Ovviamente lei non lo immagina, ma quando mi ha detto il giro che ha fatto, ho risposto solo Grazie. So bene che nè io nè i miei libri ci meritiamo un viaggio del genere, e ieri avrei voluto dirle ottocentomila cose, e come al solito non me ne è uscita nemmeno mezza. Maledetta la mia timidezza che esce nei momenti sbagliati.
Noemi ha insegnato a questo ragazzo che anche se si nascondono bene, le persone che riescono a ricordarti che la meraviglia esiste ci sono ancora. Sono capaci di gesti all'apparenza semplici, ma che poi sono grandi come tutto il mondo. Dovrebbero mettere tante Noemi in giro per i prati, così noi, quando siamo tristi, potremmo andare a incontrarle. E dovremmo imparare a essere anche noi dei Noemi per gli altri, anche se è davvero molto difficile.

— Mattia Signorini

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