3 luglio 2017

Speranza

Tanti dei miei compagni di viaggio scappavano dalla povertà, tantissimi dalla guerra e poi c’era chi fuggiva perché nel suo Paese non aveva speranze. Il primo motore che muove i migranti è proprio la speranza, la speranza di avere una vita migliore. Non c’è niente di sbagliato nello sperare un futuro diverso per i proprio bambini, nati in Somalia o in Eritrea, per la propria famiglia e per la propria vita. In questi incontri, ho scoperto però che esistono tanti tipi di speranza, perché gli iracheni, ad esempio, sperano di tornare a casa loro, come anche alcuni siriani. Nessuno è contento di scappare. Ma quando hai affrontato la notte in mare, in balìa delle onde, senza orientamento e al freddo tagliente, e sei sopravvissuto, allora sei davvero pronto a tutto. È quello che noi europei non abbiamo ancora capito: quella speranza provata dal mare è resistente a tutto».

— Giulio Piscitelli

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