19 novembre 2015

Creature Ostinate

“Non c’era bisogno che qualcuno lo dicesse, ma la stanza traboccava di quel genere di beatitudine. La combinazione della perdita e dell’abbondanza. L’abbondanza senza senso di colpa. La perdita senza rimedio. La semplice stanchezza che non è logorio. La speranza non costruita sulla cecità. Io sono il prato che si va seccando; tu le scuse mai offerte a parole; lui è la distanza fluttuante tra madre e figlio; lei il primo gesto che crea un silenzio abbastanza completo da far addormentare il bambino. I miei geni, il mio amore, sono elastici e corda: costruisciti una struttura dentro cui riesci a vivere.”

Aimee Bender

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