L'invasione delle carezze
Arrivarono dal mare. O forse no. Scesero dalle nuvole. Almeno, qualcuno disse così. Qualcuno invece disse che erano salite dai tombini. Dal mare, dalle nuvole, dai tombini, fate un po’ voi. Quel che è certo è che arrivarono. Tutte insieme, in folata, alla rinfusa, all’arrembaggio, alla carica, arrivarono e si presero il mondo, tutto in una volta. Erano le carezze. Erano di tutti e di nessuno, erano per tutti. Erano piccole, piccolissime, ingombranti; ce n’erano per tutti, nessuno rimase senza. Saltavano fuori dai comignoli, come pulcini impazziti, e si mettevano a saltellare per i prati come fiori con le ali. Erano le carezze. Avevano una missione semplice e confusa: invadere il mondo, coglierlo di sorpresa, in quella mezza mattina del tre o del quattro o del cinque di quel mese, ma quale mese, non si sa, di quell’anno, ma quale anno, boh, nessuno ricorda il giorno, non conta. Non conta quanto e quando, conta che avvenne. E il mondo non se lo aspettava. Il mondo, quella mattina, era...