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Raymond Queneau

Il 25 ottobre del 1976, muore a Parigi Raymond Queneau L'essere o il nulla, ecco il problema. Salire, scendere, andare, venire; tanto fa l'uomo che alla fine sparisce. Un tassì lo reca, un metrò lo porta via, la Torre non ci bada e il Panteon neppure. Parigi è solo un sogno. Gabriel è solo un'ombra (incantevole), Zazie il sogno di un'ombra (o di un incubo) e tutta questa storia il sogno di un sogno. (Zazie nel metrò)

Zazie nel metrò

Perché, - diceva - perché non si dovrebbe sopportare la vita quando basta un nulla per togliervela? Un nulla la mena, un nulla l’emana, un nulla la mina, un nulla l’allontana. Chi altrimenti sopporterebbe i colpi della sorte e le umiliazioni di una bella carriera, gli imbrogli dei droghieri, le tariffe dei macellai, l’acqua dei lattai, i nervi dei genitori, le furie dei professori, gli strilli dei sergenti, la turpitudine degli assicurati, i gemiti degli assassinati, il silenzio degli spazi infiniti, l’odore dei cavolfiori o la passività dei cavalli di legno, se non si sapesse che la malvagia e proliferante condotta di poche infime cellule o la traiettoria tracciata da un anonimo involontario irresponsabile potrebbe venire inopinatamente a far sì che tutti quegli affanni svaporassero nell’azzurro del cielo? Raymond Queneau

Esecizi di stile

Sull'iperautodinamico carico di petrolnauti fui martire di un microrama in una cronia di katabasi. Un ipotipo icosapigio con un petaso periciclato da calophlegma e un macrotrachelo encilinfrico, anatemizzava cacofonicamente un anonimo effimero artropode che, da ciò che il protero pseudolegomenava, gli epicratizzava i bipodi. Ma appena colui episcopò una cenotopia, si peristrofò per catapultarvisi. In un'ystera cronía, l'estetizzai davanti al siderodromo hagiolazarico che peripatava con un synantropo il quale gli simbolava la metacinési di un omfalo sfinterico. Raymond Queneau

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