La Sibilla
I tedeschi non sono più i baldanzosi occupanti che si sono visti marciare a Parigi: sono banditi che rapinano i passanti e razziano i negozi, ridendo e insultando. Le persone assistono inebetite. Joyce è frustrata e furiosa, lei che conosce il tedesco capisce cosa dicono delle donne italiane quei rozzi crucchi e non lo sopporta. Ripensa al coltello a serramanico che ha imparato a usare nel suo addestramento inglese per la guerriglia cittadina. «Un’arma terribile: dove prendevi prendevi, ammazzavi di sicuro». Gira dunque ore per la città con il coltello in tasca cercando l’occasione giusta per ammazzare un tedesco. È un pensiero che da quando le si è formato in testa non l’abbandona. A differenza di Parigi, dove tutti erano stati presi alla sprovvista ed erano quasi in stato di shock, ora si arrivava da anni di guerra e si cominciava a sapere qualcosa sulle torture e sui campi di sterminio. Joyce è decisissima ad agire, «mi trovavo in uno stato di psicosi». Si vuole proprio «toglie...