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La Sibilla

 I tedeschi non sono più i baldanzosi occupanti che si sono visti marciare a Parigi: sono banditi che rapinano i passanti e razziano i negozi, ridendo e insultando. Le persone assistono inebetite. Joyce è frustrata e furiosa, lei che conosce il tedesco capisce cosa dicono delle donne italiane quei rozzi crucchi e non lo sopporta. Ripensa al coltello a serramanico che ha imparato a usare nel suo addestramento inglese per la guerriglia cittadina. «Un’arma terribile: dove prendevi prendevi, ammazzavi di sicuro». Gira dunque ore per la città con il coltello in tasca cercando l’occasione giusta per ammazzare un tedesco. È un pensiero che da quando le si è formato in testa non l’abbandona. A differenza di Parigi, dove tutti erano stati presi alla sprovvista ed erano quasi in stato di shock, ora si arrivava da anni di guerra e si cominciava a sapere qualcosa sulle torture e sui campi di sterminio. Joyce è decisissima ad agire, «mi trovavo in uno stato di psicosi». Si vuole proprio «toglie...

La Sibilla

A Roma le notizie non sono buone. Lussu le racconta del tradimento dei capi dell’esercito e del rifiuto di dare le armi al popolo per difendersi. Lui è stato a porta San Paolo, dove, insieme a Longo, Vassalli, Buozzi, Amendola e Pertini, si è tentato di opporsi ai tedeschi radunando civili arrivati spontaneamente e armati alla buona e un manipolo di soldati rimasti allo sbando dopo la fuga del re, del governo e dei capi militari. Sono state fatte barricate con tram rovesciati, si è combattuto ma alla fine i tedeschi, superiori per forze e numeri, hanno avuto la meglio: sono morti molti civili (si conteranno quattrocento caduti tra i civili, di cui quarantatré donne), tra loro Raffaele Persichetti, un professore di storia dell’arte al liceo Visconti, che sarà medaglia d’oro al valor militare per la resistenza. La battaglia di porta San Paolo è considerata il primo atto della resistenza italiana ed è emblematica del momento, con la viltà del re e di Badoglio, le divisioni all’interno del...

La Sibilla

 Il rapporto di Joyce [Lussu] con i compagni dei partiti, con le sezioni, con i circoli, con le camere del lavoro, non è rose e fiori. Certo non è limitato ai garofani rossi che Joyce trova ad accoglierla sui palchi accanto alle bandiere e ai microfoni pronti per lei. Joyce lo racconta allegramente: arrivava magari dopo dieci ore di treno verso sud o verso nord, nelle piazze e nelle sale, e le trovava stipate di uomini. Volenterosi giovanotti che avevano montato il palco, ex partigiani che volevano abbracciarla, segretari locali imbarazzati davanti alla richiesta di Joyce: «Dove sono le donne?». Le donne sono a casa, balbettavano quelli, non vengono in sezione, non si intendono di politica, non vogliono stare tra gli uomini, devono preparare il pranzo domenicale, badare ai bambini piccoli, andare a messa. Ma sono tesserate, eh! E allora Joyce prendeva a urlare «Ah sì? Restano a casa perché sono donne oneste! E io che giro con voi per le piazze e le osterie, che cosa sono? Il vostro...

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