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La morte di Voltaire

Parigi, 30 maggio 1778, sera Sono solo. Solo. Non uno dei grandi che non più tardi di ieri mi tributavano onori assisterà alla mia fine. Non una delle donne che ancora ieri cercavano un mio motto arguto come una perla da aggiungere al filo della loro vanità asciugherà la mia fronte nell’ultimo istante. Ho vissuto troppo, my dear lover. Ricordate, era il nostro modo per ripeterci fino a che punto ci siamo appartenuti. Un’essenza stemperata nell’altra, senza distinzioni, dove finiva il vostro pensiero seguitava il mio. Ho vissuto troppo a lungo e voi non mi avete più tenuto la mano. La vostra mano fresca sulla mia fronte accaldata, ora… ma no, no… voi siete andata via. Anche lei è andata via. Mi ha lasciato qui, in queste stanze che non conosco, con due custodi che non mi parlano. Li sento di là, bere, ridere. Anche noi ridevamo molto, mia divina… la vostra risata squillante, tuono di gioia nelle mie orecchie, un regalo di cui non ho smesso di esservi riconoscente. A lun...

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