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L'ora del destino

 Lo scrittore e giornalista Gian Carlo Fusco - pugile dilettante, ballerino improvvisato e viveur impenitente in Italia, arruolato nel Genio telegrafisti in Albania - annota nei suoi taccuini di chirurghi che operano senza sosta, amputando arti irrecuperabili, suturando tremendi squarci addominali mentre i feriti vengono sistemati alla meglio sotto le cappotte dei camion o sotto gli ulivi. Mancando le scorte di cotone, mentre garze e bende si esauriscono, gli infermieri lacerano lenzuoli, strappano la biancheria, ricorrono alla grappa e alla benzina dopo aver terminato anestetici e disinfettanti, cullati dal salmodiare dei cappellani militari i quali, un semplice paramento nero gettato sulle spalle, passano senza sosta da un morente all'altro bisbigliando per tutti il medesimo miserere. Talvolta, preceduti da un sibilo di seta stracciata, i colpi dei mortai da 81 piombano anche su questi ospedaletti da campo, finiscono i feriti, riuccidono i morti." Mussolini inviò soldati ita...

Dal tragico all'osceno

Una società gaudente, ludica, stupidamente euforica, arrogantemente dimentica dell’angoscia del morire, mollemente immersa nel regime di simulazione delle ombre sintetiche, delle immagini autoreferenziali interamente digitalizzate; una società che nella panacea della visibilità elettronica, nell'idealismo assoluto di un mondo divenuto finalmente identico alla propria rappresentazione, nella vertigine esangue del virtuale – immagine partoritasi da sé e non da un corpo travagliato a cui deve comunque rimandare, a cui dovrà pur ritornare – s’illude di poter mettere a morte la morte, di potersi emancipare una volta per tutte dal lugubre, luttuoso lavoro di sopravvivenza attraverso l’immagine, quel lavoro iniziato da nostri progenitori, millenni or sono, in un mondo popolato da ombre di belve e di avi defunti, tutti assetati del loro sangue caldo di viventi. Antonio Scurati

FramMenti

Diventare adulti significa sostituire piaceri più difficili a piacere più facili. Antonio Scurati

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