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Nella bella penombra del 193

L’aria era una splendida rosa color triglia E la foresta quando mi preparavo ad entrarci Cominciava con un albero dalle foglie fatte di cartine di sigarette Perché ti attendevo E perché se te ne vieni con me Da qualsiasi parte La tua bocca è volentieri il niello Dal quale riparte continuamente la ruota azzurra diffusa e spezzata che sale A impallidire nella rotaia Tutti i prodigi s’affrettavano a venirmi incontro Uno scoiattolo era venuto ad applicare il suo ventre bianco sul mio cuore Non so come ci stava Ma la terra era piena di riflessi piú profondi di quelli dell’acqua Come se il metallo avesse finalmente scosso il suo guscio E tu coricata sullo spaventoso mare di pietre dure Roteavi Nuda In un gran sole di fuoco d’artificio Ti vedevo far discendere lentamente dai radiolari Le conchiglie stesse del riccio di mare c’ero Chiedo scusa non c’ero già piú Avevo alzato la testa perché lo scrigno vivente di velluto bianco m’aveva lasciato Ed ero triste Il cielo tra l...

Nadja

Resta qualche tempo in silenzio, credo abbia le lacrime agli occhi. Poi, tutto a un tratto, mettendosi davanti a me, fermandomi quasi, con quella maniera straordinaria che ha di chiamarmi, come chi chiamerebbe qualcuno da una sala all’altra di un castello vuoto: «André? André?… Scriverai un romanzo su di me. Te lo assicuro. Non dire di no. Sta’ attento: tutto sbiadisce, tutto scompare. Di noi bisogna che qualche cosa resti… Ma non fa nulla: prenderai un altro nome: quale nome, vuoi che te lo dica, è molto importante. Bisogna che sia un po’ il nome del fuoco, perché è sempre il fuoco che torna quando si tratta di te. Anche la mano, ma è meno essenziale del fuoco. Quello che vedo è una fiamma che parte dal polso, così (col gesto di far sparire una carta), e fa che immediatamente la mano bruci, e che sparisca in un batter d’occhio. Troverai uno pseudonimo, latino o arabo. Prometti. È necessario. André Breton

Manifesto

Per quanti siano incantevoli, l’uomo crederebbe di minorarsi nutrendosi di racconti di fate, e del resto convengo che questi racconti non sono tutti adatti alla sua età. Il tessuto delle adorabili inverosimiglianze dev’essere più fine, quanto più s’avanza negli anni, e ancora non vi sono ragni di questa specie… Ma le facoltà non cambiano radicalmente. La paura, l’attrazione del nuovo, il rischio, il gusto del lusso sono risorse alle quali non si ricorrerà mai invano. Vi sono dei racconti da scrivere per i grandi, dei racconti ancora favolosi. André Breton, Primo manifesto del surrealismo 1924

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