Poesia
Sempre ho desiderato una forma più capiente, che non fosse troppo poesia né troppo prosa e permettesse di capirsi senza esporre nessuno, né autore né lettore, a pene di più alto grado. In sé la poesia è qualcosa di sconveniente: esce da noi e non sapevamo che ci fosse, dunque sbattiamo le palpebre, come se da noi fosse balzata fuori una tigre, e stesse nella luce, colpendosi i fianchi con la coda. Perciò si dice giustamente che un dàimon detta la poesia, pur se è eccessivo ritenere che sia di certo un angelo. Difficile capire donde venga l’orgoglio dei poeti se si vergognano quando traspare la loro debolezza. Quale uomo assennato vorrà darsi in balìa dei dèmoni che si muovono in lui liberamente, parlando mille lingue, e non paghi di rubargli labbra e mano tentano di mutare a proprio vantaggio il suo destino? Poiché ciò ch’è morboso è oggi stimato, qualcuno penserà che scherzo solamente o che ho scoperto un altro modo per lodare l’Arte tramite l’ironia. Un tempo...