Quando lo cominciai non avevo piani precisi. Non stavo nemmeno scrivendo un libro. In precedenza avevo scritto tre romanzi, con sempre meno facilità, piacere o ricompensa e guadagno. Il terzo lo offrii a destra e a manca per tre anni durante i quali lo portai di editore in editore con una sorta di testarda e sempre più debole speranza di giustificare almeno la carta usata e il tempo impiegato per scriverlo. Immagino che a un certo punto la speranza sia morta, perché un giorno fu come se una porta si fosse chiusa in silenzio e per sempre tra me e tutti gli indirizzi e i programmi dei miei editori e dissi a me stesso: Ora posso scrivere. Ora posso davvero scrivere. Al che, io che avevo tre fratelli e nemmeno una sorella, destinato a perdere la mia prima figlia ancora piccola, iniziai a scrivere di una ragazzina. Al momento no capii che stavo cercando di fabbricare la sorella che non avevo e la figlia che avrei perso, benché la prima si potesse intuire nel dettaglio che Caddy aveva tre...