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Visualizzazione dei post con l'etichetta I viaggiatori ignoranti

Una storia vera

Mi chiamo Gina e ho una mucca. La mucca la mungo tutte le mattine e tutte le sere. Devo nascondere il latte, perché quando è l'ora della mungitura loro arrivano. Li sento da lontano. Picchiano gli stivali sul selciato e ridono forte. Sono sempre in gruppetti di quattro o cinque, perché così esprimono meglio la loro prepotenza, si fanno forti l'uno con l'altro. Da soli non sono poi così tanto coraggiosi. Quando sento che sono davanti alla porta della stalla comincio a sudare, perché so come va a finire, ma temo sempre che possa succedere qualcosa di grave. Hanno i fucili e quando spalancano con un calcio il portone ce li puntano addosso, a noi che siamo armati solo di rastrello e forcone di legno per dare il foraggio alle bestie, ma che abbiamo una voglia matta di romperglielo in testa. Il papà dice di stare calmi, di lasciarli fare, che poi son contenti delle loro mascalzonate e se ne vanno. Ci gridano sempre le solite cose, che loro sono i più forti e che mio papà dovrebbe...

Miroslav Filipović

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CHI ERA FRATELLO SATANA, IL FRANCESCANO CHE SGOZZAVA I BAMBINI?  Miroslav Filipović, frate francescano, durante la Seconda Guerra Mondiale in Jugoslavia partecipò all’assassinio dei serbi, degli ebrei e dei rom, nonché dei dissidenti croati perpetrato dal regime croato degli Ustascia, operando in particolare modo nel campo di concentramento di Jasenovac un luogo di prigionia definito, in una lettera del 24 febbraio 1943 dal Cardinale Alojzije Viktor Stepinac indirizzata al capo dello Stato Ante Pavelić una “vergognosa macchia per lo Stato Indipendente Croato. Per la sua crudeltà gli vennero attribuiti gli epiteti di “Il diavolo di Jasenovac” e di “Fratello Satana”. (...) Secondo le dichiarazioni di due testimoni e di un generale tedesco il 7 febbraio 1942, Filipović accompagnava i membri del suo battaglione in un’operazione volta a cancellare i serbi nell’insediamento di Drakulić, nella periferia settentrionale di Banja Luka e in due villaggi vicini, Motike e Šargovac. In questa op...

Segregata in casa per 25 anni: La storia di Blanche Monnier

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Blanche Monnier ha vissuto per 25 anni chiusa in una stanza della sua casa, a Poitiers, stesa su un letto, fra polvere, escrementi e follia. Blanche era bella, bellissima e dolce. Troppo bella, forse, per suo fratello e sua madre. È passata alla storia come la Séquestrée de Poitiers, la Sequestrata di Poitiers. Ma cosa le accadde? Nel 1877 Blanche aveva 24 anni. Conobbe e si innamorò di un ricco avvocato di Parigi. Era più grande di lei di 30 anni e questo alla sua famiglia non piaceva affatto. Anche lui l'amava, ma nonostante la serietà del loro legame, i genitori di Blanche fecero di tutto per dividerli. Nel 1882 il padre della giovane morì, lasciandola sola con la madre Louise-Léonide Demarconnay e il fratello Marcel, un uomo piuttosto in vista nella società dell'epoca. Blanche sparì. Nessuno riuscì più a parlare con lei, a capire cosa le fosse successo, perché il muro di solitudine che aveva costruito attorno a lei la famiglia era davvero invalicabile. Passarono gli anni, 2...

Le case di ringhiera

Le case di ringhiera, tipiche abitazioni lombarde e piemontesi, nate agli inizi del ‘900 come edilizia popolare, sono state costruite inizialmente per far fronte al flusso migratorio dal Sud durante gli anni del boom industriale. Quando le fabbriche si spostarono verso le periferie, seguite da tutte le famiglie che in queste lavoravano, le case vennero abitate per la maggior parte dalle persone più umili e in difficoltà. La composizione dello stabile mediamente di 3-4 piani (ma anche fino a 6) era identica: la porta di ingresso di ciascuna abitazione si affacciava sul ballatoio comune dotato di un parapetto in ferro (da qui il nome case di ringhiera) che percorreva l’intera facciata interna. Su questo ballatoio, tipicamente “in fondo alla ringhiera”, si trovavano i servizi in comune che spesso servivano 7-10 famiglie ed erano ridotti ad un semplice bagno “alla turca” in un locale che permetteva giusto i pochi movimenti necessari per l’utilizzo e una finestrella spesso senza infissi. L’...

Le fotografie, l'arte e l'improbabile amore per Frida Kahlo

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La storia di Tina Modotti, fotografa rivoluzionaria Assunta Adelaide Luigia Modotti Mondini, abbreviata in Tina Modotti, nacque ad Udine il 16 agosto del 1896 da una famiglia operaia. Il padre, Giuseppe, era un carpentiere mentre la madre, Assunta Mondini Saltarini, era casalinga. Fu battezzata nel gennaio del 1897 e fu suo padrino Demetrio Canal, anarchico e calzolaio. La famiglia, per ragioni economiche, fu costretta ad emigrare in Austria quando la piccola Tina aveva solo due anni. Durante la permanenza austriaca, la vita di Tina fu allietata dalla nascita di cinque fratelli, di cui l’ultimo, Ernesto, morì a soli tre anni a causa di una meningite. Nel 1905 la famiglia Modotti rientrò ad Udine. Tina frequentò, con profitto, le prime classi della scuola elementare. A dodici anni iniziò a lavorare come operaia in una fabbrica tessile, la Raiser, per contribuire al mantenimento della famiglia essendo il padre emigrato in America in cerca di lavoro e fortuna. Nel frattempo Tina in...

I Khmer rossi, flagello di un popolo

Nel periodo compreso fra il 31 dicembre 1977 e il 6 gennaio 1979, un uomo di nome Saloth Sar, governò la Cambogia mettendo in atto quello che la storia contemporanea ricorda come il genocidio cambogiano o autogenocidio cambogiano. Un fenomeno che per le sue immani proporzioni e la capillarità della sua azione, può essere considerato come un caso senza precedenti nella storia. Neppure Hitler e Stalin riuscirono ad eguagliare, in proporzione al tempo considerato, il numero di vittime presunte attribuite al governo di questo piccolo uomo dall’aria rassicurante. Saloth Sar, al secolo Pol Pot o Fratello n° 1, fu capo del partito comunista cambogiano e del governo nel periodo che prenderemo in esame. Il numero di vittime attribuito al suo operato non è di facile determinazione, mancano documenti a suffragio delle ipotesi avanzate. Si va da 800.000 a 3.800.000 persone, ma la cifra più credibile, suffragata da alcune testimonianze di collaboratori di Pol Pot, si aggira intorno ai 2.500.000...

Le bambine stuprate di Kavumu

La storia delle bambine di Kavumu è davvero agghiacciante. Qualcosa che nessuno di noi vorrebbe leggere, qualcosa che vorremmo che fosse solo frutto della fantasia malata di qualcuno. 3 giugno 2013. Alcuni miliziani, chiamati Mai-Mai, acqua-acqua, sotto l’effetto di sostanze stupefacenti che secondo loro li rendono resistenti ai proiettili, entrano nel villaggio di Kavumu, un piccolo agglomerato di povere case della Repubblica Democratica del Congo. Arrivano di soppiatto nella notte in alcune case, rapiscono indifese bambine prelevandole dai loro lettini, dopo aver narcotizzato i genitori. Le portano nella foresta, le anestetizzano per non far provare loro dolore, le seviziano e le stuprano, per poi abbandonarle il giorno dopo nei campi di mais attorno al villaggio. 3 anni. Questo è il tempo in cui le incursioni dei Mia-Mai vanno avanti. Rapiscono in tutto 44 bambine, fra i 18 mesi e gli 11 anni. 2 muoiono per le gravi lesioni riportate. Un delirio di folli...

E l'uomo in bianco vide la muerte...

...ma era al di la' delle barricate e dittature e religione fanno l'orgia sul balcone. (Litfiba - Santiago) Augusto José Ramón Pinochet Ugarte (Valparaíso, 25 novembre 1915– Santiago del Cile, 10 dicembre 2006) è stato un generale e politico cileno, che, a seguito del colpo di Stato in Cile del 1973, governò il suo paese come dittatore dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, rendendosi responsabile di crimini contro l'umanità. Con un colpo di Stato militare si autonominò presidente e, durante la sua dittatura militare, venne attuata una forte repressione dell'opposizione, ritenuta da alcuni un vero sterminio di massa, con l'uccisione di un numero tra 1.200 e 3.200 oppositori, tra 80.000 e 600.000 internati, esiliati o arrestati in maniera arbitraria e tra 30.000 e 130.000 torturati e vittime di violenza. Papa Giovanni Paolo II (Wadowice, 18 maggio1920 – Città del Vaticano, 2 aprile 2005) è stato il 264º papa della Chiesa cattolica e vescovo di...

Italiani brava gente?

Gli italiani sono i nuovi mostri dello sfruttamento sessuale minorile Lo sfruttamento sessuale minorile (sigla internazionale CSEC - Commercial sexual exploitation of children) costituisce una forma di coercizione e violenza contro bambini e minorenni in genere, una forma contemporanea di schiavitù lavorativa a fini commerciali sessuali: la dichiarazione del Congresso mondiale contro lo sfruttamento sessuale minorile, tenutosi a Stoccolma nel 1996 ha definito la CSEC come l'abuso sessuale da parte dell'adulto e remunerazione in denaro o in natura al minore o ad una terza persona. Il minore viene trattato come oggetto sessuale e al contempo anche come oggetto commerciale. Lo sfruttamento sessuale minorile comprende prostituzione minorile, pornografia infantile, turismo sessuale minorile e tutte quelle altre forme di "sesso transazionale" in cui il minorenne s'impegna in attività sessuali per veder soddisfatti alcuni dei suoi bisogni fondamentali, tra cui cib...

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