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Nonna Speranza

Se intervisti uno scrittore o un coltivatore di asparagi devi aver letto e studiato moltissimo dai Greci a Busi per intervistare il secondo e sapere almeno che è meglio preferire radici di due o tre anni e un terreno di buon drenaggio e liberato da disinfestanti per intervistare il primo. Altrimenti fa’ come tutti, intervista i parlamentari o gli autori di libri di ricette o il finanziere o l’imprenditore o il pentito o la mamma orbata e in genere chi deve far sapere qualcosa di indicibile e di cifrato attraverso una testata, attieniti al chiacchiericcio politico o giudiziario o televisivo che più di tanto non richiede e che, anzi, privilegia chi ha saputo indefessamente negli anni custodire la sua ignoranza incontaminata e pertanto giustamente premiata e ambita sia nel pubblico che nel privato che nei salotti di nonna Speranza. Aldo Busi

Seminario sulla gioventù

A me la vita piace proprio perché la vivo sempre di straforo, perché non è mai piena, perché è un lento abituarsi all’evento finale, che deve essere naturale: un vaso di gerani in testa dopo un monologo sul naso camuso e pertanto michelangiolesco che ho, una quattro cavalli a passo d’uomo che ti sfiora appena e ti ammazza sul colpo, il caffè che trabocca dalla napoletana mentre si schiacciava il pisolino e fa le feste al gas, buttarsi nella Senna per salvare un gatto in previsione della mancia. Aldo Busi

Barbino...

A Barbino non era dato di sapere di più. Sentiva però la vastità di una domanda, sempre la stessa e sempre più seducente, e che equivaleva a buttare olio sull’incendio in atto nelle sue animelle in nuce, che la Rosy faceva a tutti i suoi avventori, anche a quelli di passaggio, che non aveva mai visto prima. La scena si presenta così, arriva dentro uno nell’osteria e le dice, “Un caffè, Rosy” o “Un marsalino, siura” e lei, “Come stet, Gioan?” o “Come va fuori, sior?” e Gioan rispondeva “Sto bene, e te?” e lo sconosciuto “La va, la va, e a lé?”, “Io bene tanto” e qui, dopo una pausa impercettibile, la Rosy scoccava sia al Gioan che allo sconosciuto la sua solita frecciatina intinta nella voce più roca: “E l’amore?”. Cos’era l’amore, quel suono che in dialetto non esisteva e che si poteva dire solo nella lingua dei signori? L’amore? Che poi la Rosy poteva intendere solo, e con compassione non inferiore al sarcasmo, ‘Te, bello, guarda che a me non me la racconti, sia che tu abbia tre vacc...

Buongiorno del 25 settembre 2013

A pezzi o interi non si continua a vivere ugualmente scissi? E le angosce di un tempo ci appaiono come mondi talmente lontani da noi, oggi, che ci sembra inverosimile aver potuto abitarli in passato. Aldo Busi

Seminario sulla gioventù

Mi dispiace da morire di non provare niente a questa notizia, il mio dolore è più un cruccio di non avere improvvisamente niente da dire, niente che possa trasmettere a qualcun altro. La morte mi lascia secco. Non ho mai capito il culto dei morti, i funerali, le veglie, le corone di fiori, il bisogno di un rito per seppellire un altro animale umano, un altro così poco amato e rispettato da vivo. E poi, di solito, quando uno muore da vecchio, raramente muore senza essere morto da lungo tempo in tutti quelli che restano. Aldo Busi

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