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Sulla stupidità

La stupidità autentica è un po’ dura di comprendonio, come si dice. È povera di idee e parole, nonché maldestra nell'usarne. Preferisce le cose comuni, che continuamente ripetute le si imprimono bene in testa. Se afferra qualcosa, non se la fa scappare. Non analizza né sottilizza. Sue sono niente di meno che le rosee guance della vita! È vero che pensa in modo vago e basta una nuova esperienza a far tacere il suo pensiero, ma è anche vero che preferisce ciò che si può sperimentare con i sensi o contare sulle dita. In una parola, è la cara “limpida stupidità” che, se non fosse a volte così credulona, confusionaria e addirittura incorreggibile testona, da portare alla disperazione, sarebbe addirittura graziosa. […] Robert Musil, Sulla stupidità (Conferenza, Vienna 1937).

Buonanotte del 22 agosto 2020

Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso, se dall'esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe. Robert Musil

Buonanotte del 27 ottobre 2016

Le città si riconoscono al passo, come gli uomini. — Robert Musil, L'uomo senza qualità

L’uomo senza qualità

Il nostro desiderio non è di fare di due creature una sola, bensì di evadere dalla nostra prigione, dalla nostra unità, di diventare due in una congiunzione, ma meglio ancora dodici, un numero infinito, di sfuggire a noi stessi come in sogno, di bere la vita a cento gradi di fermentazione, di essere rapiti a noi stessi o comunque si debba dire, perché non lo so esprimere; allora il mondo contiene altrettanta voluttà quanto estraneità (…). Il solo sbaglio che potremmo commettere sarebbe d’aver disimparato la voluttà dell’estraneità e immaginarci di fare chi sa quali meraviglie dividendo l’uragano dell’amore in magri ruscelletti che scorrono su e giù fra un essere e l’altro. — Robert Musil

Robert Musil

Il 15 aprile del 1942, muore a Ginevra Robert Musil La nobiltà dello spirito, rispetto a quella tradizionale, ha il vantaggio che uno se la può conferire da solo. (Frammenti postumi)

L’uomo senza qualità

Negli anni della maturità pochi uomini sanno, in fondo, come son giunti a se stessi, ai propri piaceri, alla propria concezione del mondo, alla propria moglie, al proprio carattere e mestiere e loro conseguenze, ma sentono di non poter più cambiare di molto. Si potrebbe sostenere persino, che sono stati ingannati; infatti è impossibile scoprire una ragione sufficiente per cui tutto sia andato proprio così come è andato; avrebbe anche potuto andare diversamente; essi hanno influito pochissimo sugli avvenimenti, che per lo più sono dipesi da circostanze svariate, dall’umore, dalla vita, dalla morte di tutt’altri individui; e solo in quel dato momento si sono abbattuti su di loro. Quand’erano giovani la vita si stendeva loro dinanzi come un mattino senza fine, colmo di possibilità e di nulla, e già al meriggio ecco giungere all’improvviso qualcosa che pretende di essere ormai la loro vita; e tutto ciò è così sorprendente come vedersi davanti tutt’a un tratto una persona con la quale siam...

L’uomo senza qualità

- Ma è semplicissimo, - rispose lei senza mutare atteggiamento. - A furia di pensare m’è venuta un’idea: ascolta! - Ora si raddrizzò e ridivenne improvvisamente vivace. - Non hai detto tu stesso, una volta, che la condizione in cui viviamo ha delle crepe da cui, per così dire, trapela uno stato di cose impossibile? Non rispondere; so già tutto. Ciascuno, naturalmente, vuole avere una vita ben ordinata, ma nessuno ce l’ha! Io faccio musica oppure dipingo: ma è come mettere un paravento davanti a un buco nel muro. Tu e Walter inoltre avete delle idee, io ne capisco poco, ma anche lì c’è qualcosa che non va, e tu hai detto che per pigrizia o per abitudine quel buco non si guarda, oppure ci si distrae con brutte cose. Be’, il resto è semplice: proprio attraverso quel buco bisogna uscire! E io ne sono capace! In certi giorni posso benissimo scivolar fuori di me stessa. E allora, come dire?, si sta come sbucciati in mezzo alle cose, le quali hanno perduto anch’esse la loro sudicia scorza. O...

L’uomo senza qualità

Walter seguitò con voce smorzata: — Hai ragione quando dici che oggi più nulla è serio, ragionevole o anche soltanto trasparente; ma perché non vuoi capire che la colpa è proprio del razionalismo dilagante, che appesta ogni cosa? In tutti i cervelli s’è annidata la smania di diventare sempre più razionali, di specializzare sempre più la vita, e in pari tempo l’impossibilità di raffigurarsi che cosa sarà di noi quando giungeremo a conoscere, suddividere, tipizzare, meccanizzare e regolare tutto. Così non si può andare avanti. — Mio Dio, — rispose Ulrich indolentemente, — il cristiano dell’epoca monastica doveva essere credente, sebbene non potesse figurarsi che un paradiso con nuvole e arpe, piuttosto noioso; e noi abbiamo paura del paradiso della ragione che ci ricorda i banchi allineati, i regoli e le orribili figure di gesso degli anni di scuola. — Io ho il presentimento che tutto ciò avrà per conseguenza un’orgia sfrenata della fantasia, — soggiunse Walter soprappensiero. C’era...

L’uomo senza qualità

Diotima lo accolse col sorriso indulgente della donna di valore che sa di essere anche bella e deve perdonare agli uomini superficiali di pensare sempre prima di tutto a quello. - L’aspettavo, - ella disse, e Ulrich non capì bene se fosse una gentilezza o un rimprovero. La mano che lei gli porgeva era paffuta e senza peso. Egli la trattenne un po’ troppo a lungo, i suoi pensieri non riuscirono a staccarsi subito da quella mano. Stava nella sua, come un petalo carnoso; le unghie appuntite simili a elitre sembravano sul punto di volar via con lei nell’irreale. Ulrich pensava sbalordito alla stranezza della mano femminile, un organo umano abbastanza impudico, in fondo, che si caccia dappertutto come il muso di un cane, ma ufficialmente è la sede della lealtà, della nobiltà e della raffinatezza. Durante quei pochi momenti egli osservò che il collo di Diotima formava parecchi cordoni rivestiti di pelle finissima; i capelli erano appuntati in una crocchia alla greca che sporgeva compatt...

L’uomo senza qualità

Del resto per una quantità di ragioni nessun periodo del passato ci è tanto ignoto quanto i tre, quattro o cinque decenni che dividono i nostri vent’anni dai vent’anni di nostro padre. Perciò può essere utile tenere presente che nei tempi cattivi si fanno orribili case e orribili poesie seguendo gli identici bellissimi principi dei tempi buoni; che ogni generazione intenta a distruggere i buoni risultati di un’epoca precedente è convinta di migliorarli; e che l’anemica gioventù di un tal periodo si fa sul proprio sangue giovane e gagliardo le stesse illusioni di tutti gli altri novellini in tutti gli altri tempi. Robert Musil

L’uomo senza qualità

Sarebbe interessante sapere perché davanti a un naso rosso ci si contenta di constatare approssimativamente che è rosso, e non si indaga mai di quale rosso si tratti, quantunque lo si possa esprimere esattamente fino al micromillimetro mediante la lunghezza d’onda; mentre in questioni assai più complesse, come quella della città in cui si vive, si vorrebbe sempre sapere precisamente qual è questa città. E ciò distrae l’attenzione dalle cose essenziali. Robert Musil

L’uomo senza qualità

Il corno da caccia di Münchausen era più bello di una voce conservata in scatola, lo stivale delle sette leghe era più bello dell’automobile, il regno di re Laurin era più bello d’una galleria ferroviaria, la magica radice della mandragora era più bella d’un fotogramma, mangiare il cuore della propria madre e capire il linguaggio dei passeri era più bello di uno studio zoopsicologico sulle modulazioni espressive e affettive nella voce degli uccelli. Noi abbiamo conquistato la realtà e perduto il sogno. Non stiamo più sdraiati sotto un albero a contemplare il cielo attraverso le dita dei piedi, ma lavoriamo e fatichiamo; d’altronde non si può starsene trasognati a stomaco vuoto, se si vuole essere gente di polso: bisogna muoversi e mangiare bistecche. È precisamente come se la vecchia inetta umanità si fosse addormentata su un formicaio; e la nuova svegliandosi s’è trovate le formiche nel sangue, sicché da allora è costretta a compiere i moti più violenti senza potersi liberare da quel...

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