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Visualizzazione dei post con l'etichetta Diego De Silva

Mancarsi

Vogliamo che la persona che amiamo ci dica d’essersi innamorata di noi perché un giorno, senza neanche pensarci, l’abbiamo toccata in un punto in cui non sapeva di essere sensibile, come certe carezze che arrivano molto in fondo per conto loro. «Ti amo perché ti gratti il polso in quel modo tutto tuo», questo per esempio vorremmo sentire, piuttosto che: «ti amo perché sei generoso e affidabile». C’innamoriamo di minuzie, di riflessi in cui vediamo l’altra persona come pensiamo che nessuno l’abbia mai vista e mai la potrà vedere, e custodiamo questi attimi di unicità in forma d’immagine, anche se negli anni sbiadisce; ma è a quell’immagine che chiediamo aiuto quando il nostro sentimento vacilla e dubitiamo di amare, allora la richiamiamo, e ci basta (quando ancora l’immagine è viva) ritrovare quel modo di bere a canna, tenendo la bottiglia distante dalle labbra, perché l’amore torni a insinuarsi e si riaccenda, rimettendo a posto le cose, disponendole intorno a noi nell’ordine rassicura...

FramMenti

Il vero problema di un problema è quando conosci la soluzione ma non puoi permettertela. — Diego De Silva

FramMenti

Nella vita vera non posso cancellare, tornare indietro, ripensare a quello che ho detto, correggerlo. Allora scrivo. Per prendermi la rivincita sulle parole. Per raccontare come sarebbe andata se avessi scelto quelle giuste. — Diego De Silva

FramMenti

 Mi sa che è questo il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l'impressione che niente finisca mai veramente. Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d'amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita…”.   Diego De Silva - Non avevo capito niente

Intesa

“Tra l’altro, realizzare una buona intesa sessuale non è una passeggiata. Almeno per me. Non mi convincono quelli che passano da un amante a un altro senza sforzo. Il corpo della persona che ami è anche una tua invenzione, credo. Una scoperta che richiede passione e dedizione, quindi tempo. È la ragione per cui ho sempre preferito fare cento volte l’amore con lo stesso uomo che una volta con cento uomini. La retorica del numero (che nell’opinione comune resta un vanto per gli uomini e una vergogna per le donne, ma sempre di retorica si tratta) non mi ha mai conquistata. Se un uomo mi piace, se m’interessa davvero, non mi basta andarci a letto una volta sola. E tanto meno sono sensibile alle attenzioni di qualcun altro. Cosí come l’idea che il desiderio scemi col passare del tempo mi sembra un pettegolezzo messo in giro da chi ha un concetto consumistico della passione. Io, piú faccio l’amore con l’uomo che amo, piú mi piace, e piú lo voglio. La prima volta che ho fatto l’amore con Mode...

Divorziare con stile

Uno dei privilegi dell'essere single (che basterebbe da solo a motivare la scelta), è non avere nessuno che ti rivolge la parola quando ti alzi al mattino. Chiunque ne abbia fatto esperienza dopo la fine di un matrimonio o di una convivenza, sa quanto quella solitudine sia impagabile. Sono soprattutto i primi quindici-venti minuti di riemersione dal sonno (quando ti trascini dalla camera da letto alla cucina e prepari il caffè aspettando che passi il disprezzo mattutino per te stesso che ti sfigura il volto e fa sì che la tua unica emissione vocale sia il muggito) che controindicano ogni relazione umana; eppure sono proprio quei quindici-venti minuti quelli in cui si diventa più facilmente oggetto di recriminazioni e richieste che intossicano la giornata e causano quel malumore che si coglie sulle facce già incazzate della gente che va al lavoro. In quella manciata di minuti a rischio, in quello stato d'instabilità psichica che preclude alla ricomposizione dell'identità,...

Sono contrario alle emozioni

«Ridatemi un’emozione secca. Lasciate che mi goda l’immensità di un pomeriggio di noia. Che guardi un tramonto senza provare assolutamente nulla. Che mi dispiaccia lasciare solo un albero. Che mi conceda il piacere di una piccola pratica autolesionistica scegliendo fra le molteplici varietà disponibili sul mercato e ne stabilisca la dose giornaliera. Che passeggiando per il lungomare della mia città di domenica mattina presto, mentre vengo costantemente superato da cinquanta/sessantenni ansimanti in pantaloncini e canottiera (ma cosa corrono, dove vanno, con chi competono, quali aspirazioni coltivano per infliggersi una simile sofferenza?), a un tratto capisca che cinque righe sarebbero uno spazio più che sufficiente a raccontare la mia vita fin qui, e che il poco che ho fatto e sono mi basti. Ristabiliamo il primato di un’emozione anarchica, irriproducibile, inclassificabile, su cui non si possano accampare diritti, specialmente d’autore. Di una strizza estemporanea che non c’entra n...

Mia suocera beve

Il mio problema è che manco di prontezza. Ecco perché detesto i miei pensieri. Se invece di avvitarsi su tutto mi offrissero una valutazione sintetica delle cose che capitano, allora sì che riuscirei a rispondere a tono (e soprattutto a tema) nel momento in cui serve. La risposta che avrei dovuto dare mi viene sempre quando torno a casa. Precisamente, nell’atto d’infilare la chiave nella serratura del portone. È allora che mi compare davanti agli occhi, ma proprio come se la vedessi, una frase compatta, essenziale, musicale, d’impeccabile logica; che inibirebbe qualsiasi tentativo di replica. E a quel punto mi mangio i gomiti. Perché non posso certo alzare il telefono, chiamare la persona che ha vinto il match dialettico e dirle: «Ehi, comunque, a proposito della nostra discussione, vorrei aggiungere che…» Non si può. Non vale più. Nella vita vera non posso cancellare, tornare indietro, ripensare a quello che ho detto, correggerlo. Allora scrivo. Per prendermi la rivincita sul...

Buongiorno del 18 ottobre 2014

Ho riflettuto molto, in questi giorni. E la sai una cosa? Non ho capito niente. Diego De Silva, Non avevo capito niente

Buonanotte del 11 settembre 2014

Il dolore e la felicità sono fatti soprattutto di cianfrusaglie, paccottiglia, ingombri da soffitta di cui non riusciamo a disfarci anche quando abbiamo smesso definitivamente di usarli ed escludiamo che ci possano tornare utili. Diego De Silva - Mancarsi

Buongiorno del 14 maggio 2014

C’innamoriamo di minuzie, di riflessi in cui vediamo l’altra persona come pensiamo che nessuno l’abbia mai vista e mai la potrà vedere, e custodiamo questi attimi di unicità in forma d’immagine. Diego De Silva - Mancarsi

Vorrei

Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono piedi di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Diego de Silva

Mia suocera beve

Vi è mai capitato di non avere voglia di esprimervi? Non di non avere voglia di parlare: di esprimervi, proprio. Di manifestare sentimenti, gusti, attitudini, modi di vedere la vita. No, eh? Be’, io è così che mi sento, da quando sono uscito da quel supermercato. Intendiamoci, non sono depresso. Non mi chiudo in casa, non cammino per ore a vanvera (che poi è lo stesso), non guido senza meta, non rovino le cene di chi m’invita, dormo abbastanza regolarmente, non mi drogo, fumo e bevo con moderazione. E non è nemmeno che non trovi interessante quello che avrei da dire. E’ proprio che non mi va di fare la fatica di cercare una forma per rendere il mio pensiero condivisibile. Arrivare agli altri mi costa, ecco. Ma in privato produco un sacco di materiale che potrebbe persino sembrare intelligente. Delle volte, anzi, mi sorprendo di certe intuizioni che mi vengono anche soltanto camminando per strada o rubacchiando frammenti di discorsi della gente che mi passa accanto. Diego De Silva ...

Mia suocera beve

Quello che mi sembra di aver capito, nella mia neanche tanto memorabile carriera sentimentale, è che quando ci allontaniamo da chi abbiamo amato (o amiamo ancora), lasciamo un sacco di tracce in giro per casa. Piccoli messaggi di disattenzione e d’insoddisfazione che sistemiamo dappertutto, e lo facciamo anche apposta. Ammucchiamo scortesie, omissioni, parole che non dicono più niente. E quando usciamo per strada e ci ritroviamo tra la gente, e perdiamo la rassicurazione della presenza della persona che solitamente ci è accanto anche se ci sembra di non amarla più come prima, tutta questa lontananza accumulata ci raggiunge tra i rumori e le voci degli altri, e diventa pura solitudine. Diego De Silva

Sono contrario alle emozioni

E sì, mi manca ancora. Per quanto incomprensibile possa essere, sento ancora la sua mancanza. La sento soprattutto in questo tipo di situazione, quando esco, quando mi siedo in un ristorante con qualcuno, quando viene un po’ di sole dopo che ha piovuto, quando la normalità incalza. E’ soprattutto in quei momenti che mi domando cosa ci faccio lì. Perché rimango. Perché non me ne vado. E perché quello che mangio non sa di niente. E perché delle cose che dicono gli amici, non mi importi assolutamente nulla. E risponda per pura cortesia, sperando che se la bevano e pensando che se pure non se la bevono fa lo stesso. E perché quando mi sembra di cominciare a rilassarmi, finalmente, vengo subito assalito dal solito stormo di piccoli ricordi felici che vuole portarmi via da dove sto. E perché mi sembra di aver lasciato la vita da qualche parte. Ma dove? Diego De Silva

Fra l’altro

Io, fra l’altro, sono piuttosto riservato di carattere, per cui non mi verrebbe nemmeno difficile stare un po’ di più sulle mie. Se dipendesse soltanto da me, se i paletti del pensiero comune non mi finissero sempre fra i piedi, mi asterrei volentieri dal fare un sacco di cose, tipo parlare del più e del meno con gli altri. Non è che abbia la puzza sotto al naso. È proprio che parlare del più e del meno, se uno ci pensa, è impegnativo. Devi predisporti a semplificare tantissimo, minimizzare su cose che ti sembrano importanti, guardare ogni tanto l’interlocutore negli occhi (ci sono quelli che proprio non ce la fanno, e stanno con la faccia spostata di tre quarti per tutto il tempo). È lo stesso tipo di imbarazzo, solo più attenuato, che provi quando prendi l’ascensore con un condomino, e ti senti in dovere di dire qualcosa anche se non hai nessunissima voglia di parlare e tanto meno con quel condomino lì (che fra l’altro, ora che ci pensi, è pure uno che non saluta mai), per cui finis...

Vita

La prospettiva del fallimento, la paura di non farcela, il macigno psicologico che annichilisce lo spirito, attanaglia l’intraprendenza e vuole lasciarci lì dove siamo, rassegnati a una condizione in cui nulla può farci male perchè nulla ci accade, è una zavorra di cui liberarsi per principio. La vita va presa, usata, spesa: al limite sprecata. De Silva

Sono contrario alle emozioni

A forza di soffrire per te ho contratto un debito intellettuale nei confronti del tempo che attraverso. Sono un militante del pensiero critico. Mi attirano libri che fino a qualche tempo fa m’innervosivano solo a leggerne il titolo. Sei compatibile con tutto: con il privato, il pubblico, la politica, l’etica, l’estetica, la religione, la musica, la letteratura, il cinema, il teatro, l’informazione, la tecnologia, la pubblicità dei pannolini e persino quella delle macchine. Ogni cosa è compromessa con te. E io sono obbligato a speculare su tutto, perché tutto ti riguarda. Sei ovunque, tranne dove vorrei che fossi. Indovina dove. Diego De Silva 

Non avevo capito niente

Mi sa che questo è il mio limite: mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l’impressione che niente finisca mai veramente. Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d’amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi. Colpa della memoria, che congela e scongela in automatico rallentando la digestione della vita e ti fa sentire solissimo nei momenti più impensati. Diego De Silva

Non avevo capito niente

Certe volte penso che quando alzi la testa, e cominci a muovere le cose e a chiedere, invece di subire tutto praticando il minimo sindacale di resistenza (che poi è il mio modo di vivere), la realtà ti nota. Acquista un po’ di stima nei tuoi confronti e ti rende la vita più facile. Ecco perché all’improvviso capita che trovi posto sotto casa, o una donna ti guarda, o ti offrono un lavoro. […] E’ che la realtà s’informa, sul conto delle persone. Quando concede questi bonus, procede a un’apertura di credito. Ti dice: eccolo, è tuo, ma non fare la cafonata di sperperarlo per tornare pezzente domani mattina. Non l’hai trovato per terra: l’ho dato proprio a te. Dimostrami che non ho sbagliato sul tuo conto. Continua così: cambia. Il problema, almeno per quanto mi riguarda, è che non riesco a far cambiare a nessuno l’opinione sul mio conto per più di una giornata - una giornata e mezzo. Per cui mi limito al bonus. Diego De Silva

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