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Tuta Blu

Mentre una squadra sta smontando pezzo per pezzo gli addobbi della festa, un'altra squadra in un paese vicino senza perdere tempo, li rimonta: per illuminare un altro santo, un'altra festa. Scendono e salgono per scale precarie e paurosamente oscillanti. Il loro è un lavoro di grande pericolo e di grande pazienza. Da aprile fino ad ottobre sempre in cima ai pali indaffarati con pinze, tenaglie, martelli, cordame e ferro filato a smontare e rimontare. E poi avvitare migliaia, milioni di lampadine colorate. Quelle grosse e sporgenti, per evitare che si rompano vengono riposte in apposite casse, una per una. Quelle piccine rimangono vicino alle travature. Le lampadine sono, a basso voltaggio e cosí si sventa il pericolo dei furti, nelle case infatti il voltaggio piú alto, di 220 volts circa, e se venissero usate le lampadine delle feste, si fulminerebbero subito. Tutto l'addobbo si monta nel giro di due-tre giorni. È un lavoro pesante, ma anche di precisione: basta un errore n...

Tuta Blu

“Oggi si è avvicinato il capo alla macchina. Mi ha indicato lo stipetto e ha detto cosa vuol dire quella scritta? Io, facendo finta di non sapere niente, quale scritta? Questa qua mi dice prendendomi per la giacca della tuta. Sullo stipetto c'è scritto «W la rivoluzione, dobbiamo cambiare la società cacciare i mostri cacciare i ladri.» Subito incomincia la ramanzina: Di Ciaula, qui è roba tua, tu devi finirla con queste scritte, sennò qualche giorno mi costringi ad andare al capo del personale, devi finirla una volta per tutte, non fare finta di niente perché so che sei stato tu, tu solo fai queste cose e qui abbiamo oltrepassato i limiti, hai capito, i limitiiiiiii, hai capitooooo i limiti. Subito gli dico: uei, calmati ho ucciso per caso qualcuno, ho picchiato qualcuno, ho spaccato qualcosa? È inutile che fai finta di incazzarti, non devi fare la voce grossa con me, quando lasciamo sudore e sangue, sangue vero, sangue rosso sulle macchine per terra, sugli stipetti, tutto va bene,...

Tuta Blu

“Il caporeparto mi aveva chiesto di fare per l'indomani lo straordinario. Mi ha detto: «Di Ciaula, è da molto che tu non fai straordinari, domani puoi venire, è sabato e poi domenica ti puoi riposare. Vieni dalle sette fino all'una. Vieni sono sempre soldi guadagnati.» Lui guardava me ed io manco per il cazzo, continuavo a guardare il pezzo in lavorazione. Gli ho detto «va bene» per togliermelo davanti. L'indomani mi sono svegliato, neanche a farlo apposta, più presto del solito, dal balcone ho fatto una bella respirata di aria fresca. Sulla strada c'era un forte profumo di rucola, dai tendoni delle viti pendevano i “gracioppi” dell'uva maturissimi, gialli, profumatissimi, l'aria ne era piena. Mi sono detto: vale la pena andare a lavorare, a fare la muffa lì dentro per diecimila lire? Ma chi me la darà più una mattinata simile, diecimila lire, che sono diecimila lire, non valgono una zaffata di questa aria. Sono salito a casa, ho preso una bottiglia di vino e m...

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