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Buonanotte del 9 gennaio 2020

“Non ci conosciamo. È impossibile conoscere l’altra persona, anche se in qualche momento siamo in grado di intuire quello che sta per dire o che sta pensando. C’è sempre un angolo oscuro, quella parte che perfino dopo molti anni continuerebbe a sorprenderci, forse a terrorizzarci se la scoprissimo. In qualche posto di noi stessi siamo soli, nessuno può venire con noi, ma non abbiamo motivo di rifiutare o di sottovalutare quel territorio in cui è possibile addentrarsi per mano a qualcuno, magari allargandolo, strappando alle erbacce zone in cui poter seminare.” — José Ovejero, L’invenzione dell’amore

Buonanotte del 6 ottobre 2019

[…] perché quando raccontiamo ciò che ci circonda lo facciamo sempre nella nostra lingua, dopo averlo filtrato con occhi, con raziocinio ed emozioni che crediamo neutrali o gli unici possibili, ma che sono sempre i nostri, diversi, limitati. — José Ovejero, L’invenzione dell’amore

L’invenzione dell’amore

Non ci conosciamo. È impossibile conoscere l’altra persona, anche se in qualche momento siamo in grado di intuire quello che sta per dire o che sta pensando. C’è sempre un angolo oscuro, quella parte che perfino dopo molti anni continuerebbe a sorprenderci, forse a terrorizzarci se la scoprissimo. In qualche posto di noi stessi siamo soli, nessuno può venire con noi, ma non abbiamo motivo di rifiutare o di sottovalutare quel territorio in cui è possibile addentrarsi per mano a qualcuno, magari allargandolo, strappando alle erbacce zone in cui poter seminare. — José Ovejero

L’invenzione dell’amor

È noto che vogliamo che gli occhi dell’altro riflettano non ciò che siamo, bensì la persona che ci piacerebbe essere, anche se per questo dobbiamo sopportare la sensazione di inadeguatezza nel tentare di adattarci a quell'immagine ideale, o meglio a quella deformazione di noi stessi che ci favorisce. E poi, in genere, con il passar del tempo, finiamo per adattarci a ciò che siamo, smettiamo di fingere, rimproveriamo all'altro di aspettarsi da noi più di quanto possiamo dargli, dimenticando che era proprio quello che gli avevamo promesso. — José Ovejero

L’invenzione dell’amore

Ho sempre evitato la parola amore. Un sostantivo svalutato, una moneta tanto usata che ha perso il rilievo, così da poterla accarezzare fra le dita senza percepire alcuna immagine; una moneta con cui non oserei pagare per paura di essere guardato come un truffatore. Mi mettono a disagio le poesie che hanno bisogno di usare questa parola per produrre emozione. Lo so che le canzoni ne sono piene, in tutti i toni, una parola così breve che spesso allungano moltiplicando la penultima vocale – amoooore – o declinandola in tutti i suoi tempi e persone verbali, ti amo, ti ho amato, mi amerai. Qualcuno la usa davvero? Sul serio le coppie si guardano negli occhi e si dicono “ti amo”? — José Ovejero

Buonanotte del 21 febbraio 2019

Sei morto quando il piacere smette di attrarti, quando ormai pensi solo a evitare la noia e non ti importa se la tua vita è più assenza – di dolore, di passione, di entusiasmo – che contenuto. La peggior nemica della felicità non è il dolore, è la paura. Per essere veramente vivo devi essere disposto a pagare un prezzo per ciò che ottieni. Ed è lì che vacillo. — José Ovejero, L’invenzione dell’amore

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