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Domande

Quante domande sono senza senso. L'unico motivo per cui ho vissuto tanto a lungo è che ho lasciato andare il passato. Ho chiuso la porta in faccia al dolore, al pentimento, al rimorso. Se li lascio entrare, se apro anche solo una piccolissima fessura in un attimo di auto indulgenza, bum, ecco la porta spalancarsi, ed entrare bufere di sofferenza che mi devastano il cuore e mi oscurano gli occhi di vergogna e rompono tazze e bottiglie buttano a terra barattoli frantumano i vetri delle finestre e io inciampo grondante sangue sullo zucchero versato e i vetri rotti e rimango terrorizzata senza fiato finché tremando e con un ultimo singhiozzo non richiudo la pesante porta. Raccolgo i cocci per l'ennesima volta. — Lucia Berlin

Ter

Ter si rifiutava di prendere l'autobus. La gente seduta lo deprimeva. Però gli piacevano le stazioni dei Greyhound. Andavamo in quelle di San Francisco e di Oakland. Soprattutto Oakland, in San Pablo Avenue. Una volta mi ha detto che mi amava perché somigliavo a San Pablo Avenue. Lui somigliava alla discarica di Berkeley. È un peccato che non ci siano autobus per la discarica. Noi ci andavamo quando ci prendeva la nostalgia del New Mexico. È un posto desolato e ventoso, e i gabbiani volteggiano in aria come falchi notturni nel deserto. Da lì, sopra e attorno, vedi solo il cielo. I camion della spazzatura passano rombando per le strade avvolti in nuvole di polvere. Dinosauri grigi. Non riesco a sopportare che tu sia morto, Ter. Ma questo lo sai. È come quella volta in aeroporto, quando stavi per salire sulla scaletta dell'aereo per Albuquerque. «Oh, cazzo. Non posso andare. Non troverai mai la macchina». «Cosa farai senza di me, Maggie?» continuavi a chiedermi quell...

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