Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta George Cerney

Frammenti d’interiorità

Anch’io, come tutti, ho imparato fin da bambina a non credere a tutto ciò che mi viene raccontato, neppure quando a parlare è qualcuno in cui ripongo la massima fiducia: la prima scuola è stata la favola di Babbo Natale, recitata dai miei genitori… Ma quant’acqua, da allora, sotto i ponti! E quanto esercizio, e quanta esperienza, nel mio studiare le persone! Oltre a tutto ciò, posso però farmi vanto anche di un pizzico di stregonesca intuizione. Quel prezioso saper leggere oltre le parole e le azioni di chi conosco piuttosto bene, quando sono fuorvianti o camuffate per celare qualcosa o per tentare un raggiro, e tuttavia non dare segno d’essermi accorta della mancata veridicità dell’accaduto. All’occorrenza io so barare, spacciando un’ingenuità che non mi appartiene, per prendermi il tempo di capire il perché di quel mentire. Far finta di non sapere, con alcune persone, a volte conviene, qualora quel mentire non copra nulla di grave. Così loro possono continuare a dormire i loro sonni...

Frammenti di un sogno

Innamorarsi è una felicità, è uno stato mentale che non ha eguali, ma può anche celare in sé, al contempo, un subdolo azzardo. È questo il vero guaio che la cecità subordinata all’amore appena nato può portare: la possibilità di volersi affidare con tutta l’anima a chi, in seguito, non lo saprà meritare. Perché se chi ispira quel sentimento può, o può non valerne la pena, non sempre è chiaro o intuibile con certezza fin dall’inizio. Che ne valesse la pena, che quell’intuizione fosse giusta e fondata, lo si potrà scoprire solamente vivendo. — G. Cerney

Frammenti d’interiorità

Fu allora che lo riconobbi ufficialmente, che lo chiamai con il suo nome: amore. Fu quando ormai di null’altro mi si riempivano i pensieri e i sogni, i fremiti del corpo e gli aneliti del cuore. Quando ormai l’urgente voglia di rimettere in gioco tutto ciò che io ero, tutto ciò che io possedevo, scorreva libera, senza remore e senza esitazioni. Questo però avveniva pur avendo contro ogni mio logico ragionamento, pur esistendo in tal enorme misura in me solamente. Quel sentimento io lo lasciai libero di crescere, libero seppure mi stesse travolgendo con intense e brevi felicità intervallate con lunghe e terribili ansie, seppure stesse perfino oscurando la mia lucidità. Perché insieme a esso stava crescendo anche una sensazione mai provata, una sensazione indefinibile, difficile da interpretare. Sentivo, infatti, di non essere padrona di quel sentimento. Io lo osservavo, lo analizzavo, lo interrogavo, lo mettevo in luce e in controluce, e sempre più mi convincevo ch’esso fosse nato per ...

Etichette

Mostra di più