Trascinato dall'estroso vento dei sogni fuori delle vallate della notte, stavo sul ciglio di una strada, sotto un limpido cielo tutto dorato, in una meravigliosa contrada montana. Senza guardare, percepivo da qualche parte laggiù, dietro di me, la lucentezza, gli spigoli e le sfaccettature dell'immenso mosaico di rupi, i precipizi abbaglianti, lo specchio corrusco di molteplici laghi. La mia anima era in preda a una sensazione di divina policromia, di libertà, di sublime: sapevo di essere in Paradiso. Tuttavia, in questa mia anima terrena permaneva, simile a una fiamma che straziava, un unico pensiero ancora terreno – e con quale gelosia, con quale inflessibilità lo proteggevo da quell'aura di titanica bellezza che mi circondava. Quel pensiero, quella nuda fiamma di tormento erano rivolti alla mia patria sulla terra: scalzo e misero, sul ciglio di una strada montana, attendevo i caritatevoli, luminosi abitanti del Cielo, mentre il vento, quasi il presentimento di un miracol...