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Mariangela Gualtieri

Non sono capace, amore, di farti un canto. Tu sei tutto di spine e di fuoco e mi tieni lontana dal tuo cuore pericoloso. Io non so bastarti alla gioia e così poco così poco mi pare t’incanto, sollevo quell’ombra scontrosa che tu sei tutto d’amaro e furore tu sei in urto e sperdimento.

FramMenti

Noi tutti non siamo solo terrestri. Lo si vede da come fa il nido la ghiandaia da come il ragno tesse il suo teorema da come tu sei triste e non sai perché. Noi tutti, noi forse ritornati, portiamo una mancanza e ogni voce ha dentro una voce sepolta, un lamentoso calco di suono che un po’ si duole anche quando canta. Te lo dico io che ascolto il tonfo della pigna e della ghianda la lezione del vento e il lamento della tua pena col suo respiro ammucchiato sul cuscino un canto incatenato che non esce. Ascoltare anche ciò che manca. L’intesa fra tutto ciò che tace.  — Mariangela Gualtieri   

Mariangela Gualtieri

 Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo, io sono sempre cinque minuti fa, il mio dire è fallimentare, io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo all’essere e non lo so dire, non lo so dire, io appartengo e non lo so dire io sono senza aggettivi, io sono senza predicati, io indebolisco la sintassi, io consumo le parole, io non ho parole pregnanti, io non ho parole cangianti, io non ho parole mutevoli, non ho parole perturbanti, io non ho abbastanza parole, le parole mi si consumano, io non ho parole che svelino, io non ho parole che puliscano, io non ho parole che riposino, io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza parole, mai abbastanza parole ho solo parole correnti, ho solo parole di serie, ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti, ho solo parole che mi deludono, le mie parole mi deludono, sempre mi deludono, sempre mi deludono, sempre mi mancano io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo all’esse...

Silenzio

Più invecchio e meno so, sono più confusa… e non mi dispiace questa confusione. E più cresco e più rifiuto tutto un sapere che non è altro che un armarsi, che ho praticato per anni… ho cercato di armarmi, di avere armi, ho studiato, ho letto… adesso la mia idea di sapere è più verso la spoliazione, lasciare spazio a questa parte di me che non è la mia ragione, la mia razionalità… e che è più sapiente di me. (…)  Abbiamo una grande consegna di sapere anche intellettuale che soprattutto per scrivere va attraversato, sono state scritte cose meravigliose che io ad un certo punto ho desiderato riscrivere per il mio tempo con la lingua dei miei contemporanei… ho dovuto riscrivere, perché dobbiamo fare questo… e quindi quel sapere l'ho attraversato, non sono partita rifiutandolo… e poi ci ho messo dentro tanto silenzio, tanto vuoto, tanta spoliazione… invece mi pare che questi poveri ragazzi siano totalmente riempiti, sempre cresciuti per aggiunte e mai per vuoti, per silenzi… il silenzio...

Mariangela Gualtieri

Il tempo del noi   Adesso è forse il tempo della cura. Dell’aver cura di noi, di dire noi. Un molto largo pronome in cui tenere insieme i vivi, tutti: quelli che hanno occhi, quelli che hanno ali, quelli con le radici e con le foglie, quelli dentro i mari, e poi tutta l’acqua, averla cara, e l’aria e più di tutto lei, la feconda, la misteriosa terra. È lì che finiremo. Ci impasteremo insieme a tutti quelli che sono stati prima. Terra saremo. Guarda lì dove dialoga col cielo con che sapienza e cura cresce un bosco. Si può pensare che forse c’è mancanza di cura lì dove viene esclusa l’energia femminile dell’umano. Per quella energia sacrificata, nella donna e nell’uomo, il mondo forse s’è sgraziato, l’animale che siamo s’è tolto un bene grande. Chi siamo noi? Apriamo gli occhi. Ogni millimetro di cosmo pare centro del cosmo, tanto è ben fatto tanto è prodigioso. Chi siamo noi, ti chiedo, umane e umani? Perché pensiamo d’essere meglio di tutti gli altri? Senza api o lombrichi la vita ...

FramMenti

“Dicono che piango per niente – non è mica vero. Mi viene addosso un dolore – da fuori viene e allora piango. Non posso non piangere. Un po’ di dolore di questo mondo scassato viene da me, perché io sono brava a piangere, sono un'esperta di lacrime. Piango per bene io con cura, lenta piango e senza rumore. Da qualche parte qualcosa va a posto se piango. La zampa rotta d'un animale, qualche vecchia infreddolita, uno che ha fame, uno che non ce la fa. Sistemo cose piccole se piango, lo so – anche se non le vedo. Non c'è bisogno di vedere tutto. Lo so così, io senza prove so.”   — Mariangela Gualtieri, da “Quando non morivo”, Einaudi, 2019.

Al sole

La migliore cosa da fare stamattina per sollevare il mondo e la mia specie è di stare sul gradino al sole con la gatta in braccio a far le fusa. Sparpagliare le fusa per i campi la valle la collina, fino alle cime alle costellazioni ai mondi più lontani. Fare le fusa con lei – la mia sovrana. Imparare quel mantra che contiene l’antica vibrazione musicale forse la prima, quando dal buio immoto per traboccante felicità un gettito innescò la creazione. Mariangela Gualtieri

Si può

Si può, sai, stando qui stando molto fermi sostenere una stella. Si può dire alla foglia di cadere quando è ora e il frutto pilotarlo alla maturazione. Si può, credi, festeggiare ogni onda scandire i fili d'erba e nominare nell'aria il bene. Spingere il bene alle contrade pacificare spiriti di guerra. Sostenere la fiamma di ogni focolare nelle cucine piccole del mondo, nei tuguri portare la fiammella che trasforma in mangiare i frutti della terra. Tenere l'acqua nella trasparenza. Stando molto fermi si può adorare. Si può entrare nel dolore di un altro e sollevare. Asciugare il bucato. Volare. Si può far cuore col cuore della terra. Si può spezzare in infinità l'umana particella di carne. Scatenare il potenziale atomico che sta in ogni scaglia della nostra pelle. Festeggiare da lì la presente - nostra - eternità. Stando zitti e fermi è come dire ecco, ingravidatemi. Dirlo alle forze dirlo alle stagioni, al cielo, alle popolazioni invisibili dei mondi. Si fa un atto di ...

Mariangela Gualtieri

Immagine
Sento il tuo disordine Sento il tuo disordine e lo comparo al mio. C’è somiglianza. C’è lo stesso slabbro di ferite identiche. C’è tutta la voglia di un passo largo in una terra sgombra che non troviamo. Sento il tuo respiro schiacciato lo sento somigliante ti sento piano morire come me che non controllo l’accensione del sangue. Anch’io cerco una libertà che mi sbandieri, una falcata perfetta, uno stacco d’uccello dal suo ramo, quando si butta improvviso e poi plana. (da Senza polvere senza peso, Einaudi, 2006)

Buonanotte del 3 luglio 2015

C'è nel riso dell'uomo la meraviglia sotto la pelle dei pezzi di pane da mangiare subito si vedono le corde vive nei bracci poi verrà la pioggia a lavare le schiene infilare la tosse nei petti. — ​C'è nel riso dell'uomo - da “Antenata” - Mariangela Gualtieri

Buonanotte dell' 8 dicembre 2013

Gli altri sono troppi, per me. Ho un cuore eremita. Sono impastata di silenzio e di vento. M. Gualtieri

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