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Visualizzazione dei post con l'etichetta Elias Canetti

La lingua salvata

La diversità degli insegnanti era sorprendente, è la prima forma di molteplicità di cui si prende coscienza nella vita. Il fatto che essi ci stiano davanti così a lungo, esposti in tutte le loro reazioni, osservati ininterrottamente per ore e ore, oggetto dell’unico vero interesse della classe, impossibilitati a muoversi e dunque presenti in essa sempre per lo stesso tempo, esattamente delimitato; la loro superiorità di cui non si vuole prendere atto una volta per tutte e che rende acuto, critico e maligno lo sguardo di chi li osserva; la necessità di accostarsi a loro senza rendersi le cose troppo difficili, dato che non ci si è ancora votati al lavoro in maniera esclusiva; e poi il segreto in cui rimane avvolto il resto della loro vita, in tutto il tempo durante il quale non stanno recitando la loro parte davanti a noi; e ancora, il loro susseguirsi uno dopo l’altro, nello stesso luogo, nello stesso ruolo, con le stesse intenzioni, esposti con tanta evidenza al confronto – come tutto...

La lingua salvata

Quell'ultima mattina, mio padre, mentre faceva colazione, aveva letto il giornale che portava in prima pagina la notizia della dichiarazione di guerra del Montenegro alla Turchia; egli sapeva che in seguito a ciò la guerra si sarebbe estesa a tutti i Balcani e che molte persone sarebbero morte, e questa notizia lo aveva ucciso. Rammentai di aver visto per terra accanto a mio padre il «Manchester Guardian». Quando in casa trovavo da qualche parte un giornale, proprio lui mi permetteva di leggere i titoli ad alta voce, e di tanto in tanto, purché non si trattasse di cose troppo difficili, me ne spiegava il significato. Il signor Florentin mi disse che non c'era nulla di più terribile della guerra e che di questo lui e mio padre avevano parlato spesso, trovandosi perfettamente d'accordo. In Inghilterra tutti erano contrari alla guerra e qui di guerre non ce ne sarebbero state mai più. Le sue parole penetrarono in me profondamente, come se le avesse pronunciate mio padre in per...

La provincia dell'uomo

Due tipi di persone: alle une interessa la posizione nella vita, la situazione che si può raggiungere, moglie, direttore di scuola, consigliere d'amministrazione, sindaco. Mirano sempre a quel punto che una volta si sono messi in testa; anche il loro prossimo, chiunque sia, possono solo vederlo girare intorno a tali punti, e in genere si tratta soltanto di posizioni, oltre a queste tutto il resto non conta e viene tralasciato da loro senza neppure pensarci. Le persone dell'altro tipo vogliono libertà, e soprattutto dalla posizione. A loro interessa il cambiamento; il salto che porta non a un gradino più su, ma a nuove aperture. Non possono resistere davanti a una porta o a una finestra, la loro direzione è sempre verso il fuori. Fuggirebbero da un trono dal quale nessuno dell'altro gruppo, una volta che ci si fosse seduto, potrebbe mai più sollevarsi di un millimetro. Elias Canetti, La provincia dell'uomo (Milano, Adelphi 1978)   

Buonanotte del 8 maggio 2020

Chi vive senza passione non vive; chi la padroneggia sempre, vive a metà; chi in essa va in rovina, ha per lo meno vissuto; chi la ricorda ha futuro, e chi l’ha bandita non ha altro che passato. — Elias Canetti

Buonanotte del 7 maggio 2020

Devi leggere anche i tuoi contemporanei. Non ci si può nutrire solo di radici. — Elias Canetti

Buonanotte del 23 aprile 2020

Il giusto si modifica quaranta volte al giorno, mentre l'ipocrita rimane per quarant'anni nella stessa posizione. — Elias Canetti, La tortura delle mosche, 1993

Libri

Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent’anni, viene un momento in cui d’improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha raggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime co...

Buonanotte del 12 settembre 2017

Vorrei diventare tollerante, senza trascurare nulla: vorrei non perseguitare nessuno, anche se tutti mi perseguitano; diventare migliore, senza accorgermene, diventare più triste, ma vivere volentieri; diventare più sereno, essere felice negli altri; non appartenere a nessuno, crescere in tutti; amare il meglio, consolare il peggio: non odiare più, neppure me stesso. — Gli appunti, 1942-1972 (da La provincia dell’uomo), Elias Canetti

Elias Canetti

Il 25 luglio del 1905, nasce a Ruse, Elias Canetti , Nobel per la Letteratura 1981 I romanzi sono dei cunei che un autore con la penna in mano insinua nella chiusa personalità dei suoi lettori. Quanto più egli saprà calcolare la forza di penetrazione del cuneo e la resistenza che gli verrà opposta, tanto più ampia sarà la spaccatura che rimarrà nella personalità del lettore. I romanzi dovrebbero essere proibiti dalla legge. (Auto da fé)

Perché?

Perché vuoi sempre spiegare? Perché vuoi sempre scoprire che cosa c’è dietro? E più dietro ancora, sempre e solo dietro? Come sarebbe una vita limitata alla superficie? Serena? E sarebbe da disprezzare solo per questo? Forse c’è molto di più alla superficie – forse è tutto falso ciò che non è superficie, forse tu vivi ormai tra immagini illusorie, continuamente cangianti, non belle come gli dèi, ma svuotate come quelle dei filosofi. Forse sarebbe meglio: tu allineeresti parole (giacché hanno da essere parole), ma ora sei sempre alla ricerca di un senso, come se ciò che tu scopri potesse dare al mondo un senso che il mondo non ha. Elias Canetti

La lingua salvata

[…] talvolta penso di non aver più vissuto in seguito nella mia esistenza un periodo così denso di conseguenze. Ma questo lo si pensa spesso quando si considera seriamente un periodo della propria vita e non è escluso che ogni stagione dell’esistenza possa apparirci come la più importante e che ciascuna di esse contenga in effetti il tutto. Elias Canetti

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