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Fa male alle dita

Avrei potuto amarti in modo più piacevole per te. - Infatuarmi della tua superficie e restar là. - È quello che tu hai voluto a lungo. Ebbene no. Io sono andato al fondo. - Non ho ammirato quello che tu mostravi, che tutti potevano vedere, che stupiva il pubblico. Sono andato al di là e ho scoperto dei tesori. Un uomo che tu avessi sedotto e dominato non si godrebbe come me il tuo cuore in ogni suo recesso. - Quello che provo per te non è un frutto d’estate dalla buccia liscia, che cade dal ramo al minimo soffio e sparge sull’erba il suo succo vermiglio. - Ha a che fare con il tronco, con la scorza dura come una noce di cocco, o guarnita di spine come i fichi d’India. - Fa male alle dita, ma contiene del latte. — Lettre à Louise Colet le 6 juillet 1852 - Gustave Flaubert

Buonanotte del 12 maggio 2019

Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle. Gustave Flaubert - “Madame Bovary”

Buonanotte del 19 luglio 2018

Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle. —  Gustave Flaubert, Madame Bovary

MB

La luna, rotonda e purpurea, si alzava rasoterra, in fondo ai prati. Saliva veloce tra i rami dei pioppi che ogni tanto la nascondevano, come un sipario nero, forato. Alla fine apparve, candida ed elegante, nel cielo vuoto, rischiarandolo; allora, più lenta, lasciò cadere sul fiume una grande macchia che faceva un'infinità di stelle, e quel bagliore d'argento pareva contorcersi sino al fondo, come un serpente senza testa coperto di squame luminose. Assomigliava anche a un mostruoso candelabro da cui colassero, per tutta la lunghezza, gocce di diamante fuso. —  Gustave Flaubert, Madame Bovary

Il corsetto

Il corsetto dalle pieghe diritte nascondeva un cuore agitato, e quelle labbra tanto pudiche si rifiutavan di raccontarne la tormenta. Era innamorata di Léon, e proprio per questo cercava la solitudine, per poter godere più liberamente della sua immagine. La vista reale della persona veniva a turbare la voluttà della fantasia; pronta a palpitare al suo passo, in presenza di lui si sentiva defraudata della dolcezza dell’emozione, le restava alla fine solo uno sbigottimento scolorante in tristezza. Léon non sapeva, quando usciva disperato da quella casa, che lei si alzava dalla sua sedia per rivederlo in strada. Si preoccupava di quel che lui poteva fare; gli spiava la faccia; inventò tutta una storia per avere il pretesto di visitare la sua stanza. Trovava ben fortunata la moglie del farmacista che poteva dormire sotto quello stesso tetto; in continuazione i suoi pensieri si abbattevano sulla casa di Homais come i piccioni del Léon d’oro che andavano là a tuffare nelle grondaie le za...

Il corsetto

“Il corsetto dalle pieghe diritte nascondeva un cuore agitato, e quelle labbra tanto pudiche si rifiutavan di raccontarne la tormenta. Era innamorata di Léon, e proprio per questo cercava la solitudine, per poter godere più liberamente della sua immagine. La vista reale della persona veniva a turbare la voluttà della fantasia; pronta a palpitare al suo passo, in presenza di lui si sentiva defraudata della dolcezza dell’emozione, le restava alla fine solo uno sbigottimento scolorante in tristezza. Léon non sapeva, quando usciva disperato da quella casa, che lei si alzava dalla sua sedia per rivederlo in strada. Si preoccupava di quel che lui poteva fare; gli spiava la faccia; inventò tutta una storia per avere il pretesto di visitare la sua stanza. Trovava ben fortunata la moglie del farmacista che poteva dormire sotto quello stesso tetto; in continuazione i suoi pensieri si abbattevano sulla casa di Homais come i piccioni del Léon d’oro che andavano là a tuffare nelle grondaie le za...

Buonanotte del 12 giugno 2016

Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle. — Gustave Flaubert, Madame Bovary

Buonanotte del 30 settembre 2015

Nessuno, mai, riesce a dare l'esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle. — Dal romanzo “Madame Bovary“ - Gustave Flaubert

Storia

Il momento non è storico, ma doveva diventare alla luce della storia così indimenticabile che ogni sua minima caratteristica vive ancora per lui: giace lì come l’arcata iniziale del ponte. La copertina della vecchia Revue de Paris era gialla, come quella nuova se non erro; e Madame Bovary: mœurs de province, nell’interno, appariva subito come un titolo misteriosamente attraente, imperscrutabilmente carico di implicazioni. Non sapevo che cosa avesse preceduto quella puntata, e non dovevo sapere se non molto più tardi che cosa l’avrebbe seguita; ma è ancora vivo nella memoria l’atto di stare in piedi davanti al fuoco, la schiena contro il basso caminetto francese decorato e ornato di felpa, assorbendo quanto più potevo della lettura, con un interesse così stupito e forse anche con una tale sensazione di vaga prescienza che il piccolo salotto pieno di sole, la giornata autunnale, la finestra socchiusa e l’allegro frastuono della Rue Montaigne sono ormai per me più o meno parte della stor...

Louise Colet

Oh! no, sono io ad esser solo, ad esserlo sempre stato. Non hai osservato l’altro giorno a Mantes due o tre assenze durante le quali hai esclamato: «Che carattere lunatico! a cosa pensi?». A cosa, non so proprio, ma quel che non hai visto che raramente è il mio stato abituale. Non sto con nessuno, in nessun luogo, non appartengo al mio paese e forse al mondo. Mi circondano e io non sono circondato; così le assenze causatemi dalla morte non hanno portato all’anima mia un nuovo stato ma l’hanno perfezionato, questo stato. Ero solo, dentro, sono solo, fuori. Chi ho qui? Gente che m’ama, poca, una sola. Ma non è tutto, l’essere amato. La vita non consiste in effusioni di tenerezza. Sono cose belle, deliziose in certi momenti rari e solenni. Quel che rende i giorni lieti è la possibilità d’abbandono dell’anima, la comunione delle idee, le confidenze dei sogni fatti, dei desideri, dei pensieri; e quanta gente c’è quaggiù che abbia la stessa opinione anche solo su come dare una cena o attacc...

Buonanotte del 26 agosto 2014

Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle. Gustave Flaubert, Madame Bovary

Buonanotte del 12 agosto 2014

Tre cose occorrono per essere felici: essere imbecilli, essere egoisti e avere una buona salute; ma se vi manca la prima, tutto è finito. Gustave Flaubert, Corrispondenza

Lettere d'amore

Se per amare intendi voler prendere da questo doppio contatto la spuma che vi galleggia sopra senza smuovere la feccia che può esservi al fondo, unirsi con un insieme di tenerezza e di piacere, essere incantati di vedersi e lasciarsi senza disperazione (mentre non si era disperati; neppure quando si abbracciavano nella cassa i propri cari più teneramente amati), poter vivere l’uno senza l’altra, poiché si vive ben privi di tutto quello che si desidera, orfani di tutto quello che si è amato, vedovi di tutto quello che si sogna, eppure provare a questi incontri degli smarrimenti che fanno sorridere come per uno strano solletico, sentire infine che questo è venuto perché doveva venire e che passerà perché tutto passa, giurandosi anticipatamente di non accusare né l’altro né se stesso, e, in mezzo a questa gioia, vivere come al solito, solo un po’ meglio, con una poltrona di più per appoggiare il nostro cuore i giorni di stanchezza, senza che per questo si sia molto più divertiti di alzar...

Ridicolaggine

Quel che mi impedisce di prendermi sul serio, anche se ho lo spirito piuttosto grave, è il fatto che mi trovo molto ridicolo, non di quella relativa ridicolaggine che fa la comicità teatrale, ma di quella ridicolaggine intrinseca alla vita umana di per se stessa e che balza fuori dall’azione più semplice, o dal gesto più comune. Per esempio mai mi faccio la barba senza ridere, tanto la cosa mi pare stupida. Tutto questo è molto difficile da spiegare: bisogna provarlo. Tu non lo puoi provare, tu che sei fatta d’un sol pezzo, come un bell’inno d’amore e di poesia. Io sono un arabesco d’intarsi, ci sono pezzi d’avorio, d’oro e di ferro. Ce ne sono di cartone dipinto. Ce ne sono di diamante. Ce ne sono di latta. Gustave Flaubert in una lettera a Louise Colet

Museo

Nelle gallerie del Museo, passarono con sbalordimento davanti ai quadrupedi impagliati, con piacere davanti alle farfalle, con indifferenza davanti ai metalli; i fossili li fecero sognare, la conchiliogia li annoiò. Esaminarono guardandole dall’esterno le serre, e fremettero pensando che tutte quelle foglie emettevano veleni. Ciò che ammirarono del cedro, fu il fatto che lo avessero portato in Francia dentro un cappello. Al Louvre si sforzarono di entusiasmarsi per Raffaello. Nella grande biblioteca avrebbero voluto conoscere il numero esatto dei volumi. Una volta, entrarono a una lezione di arabo del Collège de France; e il professore fu stupito di vedere quei due sconosciuti che cercavano di prendere appunti. Grazie a Barberou, penetrarono dietro le quinte di un teatrino. Dumouchel procurò loro due ingressi per una seduta dell’Académie. Si tenevano al corrente delle scoperte, leggevano le tabelle e grazie a questa curiosità la loro intelligenza si sviluppò. In fondo a un orizz...

Buongiorno del 26 giugno 2013

Si può essere padroni di ciò che si fa, ma mai di ciò che si prova. Gustave Flaubert

L’educazione sentimentale

Sussistono sempre, anche in mezzo alle confidenze più intime, certe riserve, per falso pudore, delicatezza, pietà. Si scoprono nell’altro o in sé stessi voragini o fango che impediscono di proseguire. Ci si rende conto, inoltre, che non saremmo capiti; esprimere qualsiasi cosa con esattezza è sempre un’impresa difficile, per questo le unioni complete sono tanto rare. Gustave Flaubert

Madame Bovary

Non avevano nient’altro da dirsi? I loro occhi, però, traboccavano di parole più gravi. Mentre si sforzavano di trovare frasi banali, si sentivano riempire tutti e due da uno stesso languore. Era come un mormorio dell’anima, profondo, continuo, che l’aveva vinta sulla voce. Stupiti da questo nuovo, soave sentimento, non pensavano neppure a spiegarne il senso, a scoprirne la causa. Le felicità future, come le rive dei tropici, proiettavano, sulla immensità che le precede, il loro molle sentore come una brezza profumata: si scivola in quell’estasi e non importa se l’orizzonte non si vede. Gustave Flaubert

Buonanotte del 3 agosto 2012

L’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge. Gustave Flaubert

Madame Bovary

“L’amore, credeva, doveva arrivare con scoppi e folgorazioni, uragano dei cieli che piomba sulla vita, la sconvolge, strappa la volontà come foglie e trascina il cuore nell’abisso. Non sapeva che, sulla terrazza delle case, quando le grondaie sono ostruite, la pioggia forma dei laghi, e sarebbe rimasta così al sicuro nella sua ignoranza quando all’improvviso scoprì una crepa nel muro.” Flaubert

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