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Buonanotte del 5 maggio 2020

Come considerava una donna il concedersi? Perché lo desiderava, o perché decideva di concedersi? Mi riusciva difficile accettare che una donna cedesse, per quanto pensassi che il suo corpo è fatto per questo. Ancora adesso, alla mia età, mi sembrava estremamente strano. E poi, se è vero che ciascuna sembrava abbandonarsi in modo diverso, era anche vero che tutte sembravano simili, uguali. Anche questo, non era un gran mistero? Questo mio meravigliarmi dipendeva probabilmente da un'ansia ben più infantile dell'età, da una delusione più vecchia dell'età. O forse da una mia debolezza mentale? — Yasunari Kawabata, La casa delle belle addormentate

Bellezza e tristezza

– Perché parli in questo modo? – Perché sì, – disse Keiko, tenendosi una mano sui capelli svolazzanti al vento che entrava dal finestrino aperto della macchina. – Forse perché sono triste. Ti ho visto camminare con un'aria così malinconica venendo fuori dall'aereo e l'hai conservata fino alla sala d'attesa. Dimmi perché avevi quell'aria. Ero lì che ti aspettavo. Ma io non esistevo per te, vero? Non era affatto così. Taichiro aveva camminato pensando a Keiko. Ma come poteva dirglielo? – Sono cose di questo genere che mi rendono triste. Perché sono egocentrica. Cosa posso fare per convincerti che esisto in questo mondo? – Ne sono convintissimo e sempre, – disse Taichiro con voce ferma. – Anche adesso… – Anche adesso cosa? – replicò Keiko. – Anche adesso… Già. Mi sembra di sognare a star sola con te. Perché mi sembra di sognare, non dirò più niente. Tocca a te ora parlare. — Kawabata Yasunari, Bellezza e tristezza (Einaudi, traduzione di Atsuko Suga)

Bellezza e tristezza

– Dunque tu dipingi con queste dita tanto delicate, – disse Taichiro portando le mani di lei all'altezza della bocca. Keiko si guardò le mani per un attimo. I suoi occhi erano umidi. – Sei triste, Keiko? – Sono felice, quasi da piangere… Basta che tu mi tocchi in un punto qualunque perché mi vengano le lacrime agli occhi. Taichiro non rispose. – Perché sento che qualcosa, dentro di me, è giunto alla fine. – Che cosa? – Non posso risponderti. Non me lo chiedere. – Ma non c'è nulla che sia finito, anzi tutto sta per cominciare. La fine di una cosa è sempre l'inizio di un'altra cosa, non è così? – La cosa finita invece, è finita e basta. La cosa che sta per iniziare, poi, sta semplicemente iniziando. Sono due cose distinte. Almeno è così per una donna, che rinasce ogni volta di nuovo. — Kawabata Yasunari, Bellezza e tristezza (Einaudi, traduzione di Atsuko Suga)

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