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Il megafono spento

Un piccolo burocrate scrive al suo superiore: «Occorre proteggere l’impianto di illuminazione interna più di quanto sia stato fatto finora. Delle griglie di ferro devono circondare le lampadine che vengano danneggiate. La pratica ha dimostrato che si potrebbe fare a meno delle lampadine in quanto queste non sono apparentemente mai utilizzate. Tuttavia si è potuto notare che al momento della chiusura degli sportelli il carico preme sempre fortemente verso questi appena sopraggiunge l’oscurità. Ciò risulta dal fatto che il carico si precipita naturalmente verso la luce quando viene il buio, il che rende difficile la chiusura degli sportelli. Inoltre si è potuto notare che a causa del carattere inquietante dell’oscurità, le grida scoppiano sempre al momento della chiusura degli sportelli. Sarebbe dunque opportuno accendere le luci prima e durante i primi dieci minuti di funzionamento». L’ironia è che il burocrate si chiama Just, «giusto», l’organizzazione per cui lavora sono le SS, l’anno...

Il megafono spento

Un piccolo burocrate scrive al suo superiore: «Occorre proteggere l’impianto di illuminazione interna più di quanto sia stato fatto finora. Delle griglie di ferro devono circondare le lampadine che vengano danneggiate. La pratica ha dimostrato che si potrebbe fare a meno delle lampadine in quanto queste non sono apparentemente mai utilizzate. Tuttavia si è potuto notare che al momento della chiusura degli sportelli il carico preme sempre fortemente verso questi appena sopraggiunge l’oscurità. Ciò risulta dal fatto che il carico si precipita naturalmente verso la luce quando viene il buio, il che rende difficile la chiusura degli sportelli. Inoltre si è potuto notare che a causa del carattere inquietante dell’oscurità, le grida scoppiano sempre al momento della chiusura degli sportelli. Sarebbe dunque opportuno accendere le luci prima e durante i primi dieci minuti di funzionamento». L’ironia è che il burocrate si chiama Just, «giusto», l’organizzazione per cui lavora sono le SS, l’anno...

George Saunders

C’è un equivoco in ciascuno di noi, anzi, una malattia: l’egoismo. Ma esiste anche una cura. […] per quanto potete, abbondate in gentilezza. Fate le cose che vi orientano verso grandi interrogativi, ed evitate quelle che vi svalutano e vi rendono banali. La parte luminosa di voi che esiste al di là del carattere – la vostra anima, se volete – è fulgida e brillante come ogni altra mai esistita. Fulgida come quella di Shakespeare, come quella di Gandhi, come quella di Madre Teresa. Spazzate via tutto ciò che vi separa da questo luogo segreto, luminoso. Credete nella sua esistenza, imparate a conoscerlo meglio, coltivatelo, condividetene i frutti senza risparmio. George Saunders, L’egoismo è inutile, 2013

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