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FramMenti

Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La prova per questo obbiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.  Enrico Berlinguer, 7 Giugno 1984, Padova, il suo ultimo comizio  

E poiché...

E poiché per trasformare la nostra società si tratta, come abbiamo detto più volte, non di applicare dottrine o schemi, non di copiare modelli altrui già esistenti, ma di percorrere vie non ancora esplorate, e cioè di inventare qualcosa di nuovo che stia, però, sotto la pelle della storia, che sia, cioè, maturo, necessario, e quindi possibile, è naturale che il primo momento di questo nostro lavoro sia stato e debba essere l’incontro con le forze che sono o dovrebbero essere creative per definizione, con le forze degli intellettuali, della cultura.  Enrico Berlinguer 

Buongiorno del 31 marzo 2014

Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia. Enrico Berlinguer

Buongiorno del 9 febbraio 2014

Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana. Enrico Berlinguer

Buongiorno del 11 dicembre 2013

Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno. Enrico Berlinguer

Buonanotte del 26 settembre 2013

Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita. Enrico Berlinguer

Buonanotte del 17 agosto 2013

Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana. Enrico Berlinguer

Vidi

Avevo 14 anni e frequentavo il Conservatorio ad Alessandria. Passeggiavo per i lunghi e stretti corridoi che circondavano le aule di musica di Palazzo Cuttica. Avevo appena finito la lezione di violino ed ero in cerca di un’aula libera con un pianoforte a coda Steinway & Sons, la mia passione. Notai un professore che, con le mani dietro la schiena, si trascinava lungo quei corridoi. Di fianco a lui c’era un suo allievo che conoscevo. Incrociandoli vidi le lacrime di quel professore, la sua barba folta e grigia, e gli occhi bassi come se indugiasse su ogni suo passo. Mi fermai a parlar con loro, chiedendo cosa fosse successo. Il professore mi spiegò che Berlinguer stava morendo. Ricordo il suo stupore per la mia ignoranza e il suo imbarazzo commosso quando con naturalezza gli dissi che “la morte è un fatto proprio della vita”. Io non capivo, non avevo capito. Ero giovane, e assorbito dalla musica. Non esisteva nulla all’infuori dell’odore di pece sfregata sull’archetto del violino;...

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