Due di due
Un pomeriggio freddissimo di dicembre io e Guido stavamo andando a una riunione, e abbiamo sentito un botto cupo che ha fatto vibrare la strada sotto i nostri piedi, i muri delle case tutto intorno. Non capivamo cosa potesse essere; qualcuno tra i passanti sosteneva che era scoppiata una caldaia. Alla televisione la sera hanno detto che una bomba era esplosa in una banca del centro e aveva ammazzato decine di persone; la polizia stava facendo indagini ma non c’erano dubbi sul fatto che si trattava di un attentato politico. Lo speaker usava il più drammatico dei toni nel suo repertorio: nero di esecrazione come se conoscesse bene i colpevoli anche se non poteva farne i nomi. Il giorno dopo a scuola abbiamo visto i giornali: fotografie spaventose di resti umani e sangue e legni frammentati e calcinacci nell’interno devastato della banca; le piccole fototessere incolonnate dei morti, gli elenchi dei feriti. E al fondo di tutti gli articoli, come nella voce dello speaker televisivo la sera...