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Esempio

Anima, sii come la montagna: che quando tutta la valle è un grande lago viola e i tocchi delle campane vi affiorano come bianche ninfèe di suono, lei sola, in alto, si tende ad un muto colloquio col sole. La fascia l'ombra sempre più da presso e pare, intorno alla nivea fronte, una capigliatura greve che la rovesci, che la trattenga dal balzare aerea verso il suo amore. Ma l'amore del sole appassionatamente la cinge d'uno splendore supremo, appassionatamente bacia coi suoi raggi le nubi che salgono da lei. Salgono libere, lente, svincolate dall'ombra, sovrane al di là di ogni tenebra, come pensieri dell'anima eterna verso l'eterna luce. ANTONIA POZZI (1912 -1938)

Antonia Pozzi

Tempo Mentre tu dormi le stagioni passano sulla montagna. La neve in alto struggendosi dà vita al vento: dietro la casa il prato parla, la luce beve orme di pioggia sui sentieri. Mentre tu dormi anni di sole passano fra le cime dei larici e le nubi. Io posso cogliere i mughetti mentre tu dormi perché so dove crescono. E la mia vera casa con le sue porte e le sue pietre sia lontana, né io più la ritrovi, ma vada errando pei boschi eternamente – mentre tu dormi ed i mughetti crescono senza tregua.

Sei stato con noi per undici anni.

Una sera siamo tornati: eri disteso davanti al cancello, il muso nella polvere della strada, le zampe già fredde, il dorso tepido ancora. Ora sei tutto nella buca che ti abbiamo scavata. Ma gli undici anni della tua umile vita, il gemere per ognuno che partiva, il soffrire di gioia per ognuno che ritornava – e verso sera se qualcuno per una sua tristezza piangeva tu gli leccavi le mani: lo guardavi e gli leccavi le mani – oh, gli undici anni del tuo muto amore tutto qui sotto questa terra sotto questa pioggia crudele? Esitavi sulla ghiaia timida: sollevavi una zampa – tremando. Ora nessuno ti difende dal freddo. Non ti si può più chiamare. Non ti si può più dare niente. Solo le foglie fradice morte cadono su questo pezzo di prato. E pensare che altro rimanga di te è vietato: di questo il nostro assurdo pianto si accresce. 14 settembre 1933 Antonia Pozzi

Buonanotte del 30 settembre 2020

Perché e così: prima si sbaglia, ci si perde, ci si arrampica per astratte impalcature intellettuali, finché la vita un bel giorno comincia, coi suoi gesti leggeri e sapienti, a richiamarci a lei: è come aprire gli occhi ad un tratto e ritrovarsi su una striscia di prato al sole, vicino alle pietre e alle piante. Il senso della vita non è più sparso, nel cervello, nelle mani, negli occhi, ma è tutto raccolto nel centro del petto, come un enorme fiore o come una corazza: e il domani non è più che portare sempre più in avanti quel fiore, sereni, eretti, per una grande strada bianca... Antonia Pozzi - da una lettera ad Elvira Gandini 15 settembre 1937

Scrigno

Ho paura, e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilaga, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granelli sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia. Forse è perché quella rimasta in me è quasi completamente lieta, forse perché, se pure alcunché di doloroso o di violento è passato nella mia vita tranquilla, io ho vissuto questa vita intensamente, godendo quasi delle mie stesse sofferenze, esultante per la gioia di poter vivere dentro di me, di sentirmi dentro, chiusa come in uno scrigno, un'anima, un'anima palpitante, ridente, nostalgica, appassionata; è forse per questa piena di sentimenti, per cui in una giornata soffro e godo ciò che apparentemente si può...

Antonia Pozzi

Immagine
Perchè la poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci rimbalza nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella celeste vastità del mare.

La poesia

La poesia ha questo compito sublime: di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, di trasfigurarlo nella suprema calma dell’arte, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare. La poesia è una catarsi del dolore, come l’immensità della morte è una catarsi della vita. A volte mi sembra che l’unica possibilità di vita, per me, stia lì; l’unica possibilità morale, intendo; perché sarebbe uno sforzo di volontà continuo, lo sforzo più grande ch’io possa fare: vincere il peso inerte delle parole inanimate, farle vive. — Antonia Pozzi

Del tempo

Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta a noi la traccia. — Antonia Pozzi, dai Diari, Natale 1926

Antonia Pozzi

Il 13 febbraio del 1912, nasce a Milano Antonia Pozzi Se qualcuna delle mie parole ti piace e tu me lo dici sia pur solo con gli occhi io mi spalanco in un riso beato ma tremo come una mamma piccola giovane che perfino arrossisce se un passante le dice che il suo bambino è bello. (Pudore)

Buongiorno del 8 gennaio 2014

Vivo come se un torrente mi attraversasse… Sempre così smisuratamente perduta ai margini della vita reale: difficilmente la vita reale mi avrà e se mi avrà sarà la fine di tutto quello che c’è di meno banale in me… Antonia Pozzi

Vita

Chi ha la sua vita propria, non può accogliere in sé la vita varia, la vita che lo circonda, se questa non trova risonanza in lui, se egli non la sente come la sua stessa vita… Le anime deboli e schiave, che non hanno un contenuto di vita loro proprio, che non hanno una meta propria, che vivono alla mercé dell’esterno, orientate verso il mondo, con gli occhi fissi a questo e non al loro fine, sanno la comoda via dell’adattamento. Ma chi ha il proprio ideale, indispensabile, irrinunciabile, morrà, ma, finché vivrà, non potrà adattarsi. Antonia Pozzi

Anima, andiamo Anima, andiamo...

Anima, andiamo Anima, andiamo. Non ti sgomentare di tanto freddo, e non guardare il lago, s’esso ti fa pensare ad una piaga livida e brulicante. Sì, le nubi gravano sopra i pini ad incupirli. Ma noi ci porteremo ove l’intrico dei rami è tanto folto, che la pioggia non giunge a inumidire il suolo: lieve, tamburellando sulla volta scura, essa accompagnerà il nostro cammino. E noi calpesteremo il molle strato d’aghi caduti e le ricciute macchie di licheni e mirtilli; inciamperemo nelle radici, disperate membra brancicanti la terra; strettamente ci addosseremo ai tronchi, per sostegno; e fuggiremo. Con la piena forza della carne e del cuore, fuggiremo: lungi da questo velenoso mondo che mi attira e mi respinge. E tu sarai, nella pineta, a sera, l’ombra china che custodisce: ed io per te soltanto, sopra la dolce strada senza meta, un’anima aggrappata al proprio amore. Antonia Pozzi

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