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Visualizzazione dei post con l'etichetta Jack London

La peste scarlatta

Il vecchio scosse tristemente il capo e disse: «La polvere da sparo tornerà. Niente potrà impedirlo… la stessa vecchia storia si ripeterà. L’uomo si moltiplicherà e gli uomini si combatteranno. La polvere da sparo permetterà agli uomini di uccidere milioni di uomini, e solo a questo prezzo, con il fuoco e con il sangue, si svilupperà, un giorno ancora lontanissimo, una nuova civiltà. E a che pro? Come la vecchia civiltà si è estinta, così si estinguerà la nuova. Ci vorranno forse cinquantamila anni per costruirla, ma finirà per estinguersi. Tutto si estingue. «Sussisteranno soltanto la forza e la materia, in perenne mutamento, che a furia di agire e reagire realizzeranno i tre tipi eterni: il prete, il soldato e il re. Dalla bocca dei bambini esce la saggezza senza età. Ci sarà chi lotta, chi comanda e chi prega; e tutti gli altri faticheranno e soffriranno assai mentre sulle loro carcasse sanguinanti tornerà sempre e comunque a innalzarsi in eterno la bellezza stupefacente e la meravi...

Jack London - Martin Eden

Uno dei due fece girare più volte la chiave nella serratura e poi entrò, seguito da un ragazzo che si tolse goffamente il berretto. Indossava abiti rozzi, dal forte odore di salsedine, ed era palesemente fuori posto nell'ampio atrio in cui si era ritrovato. Non sapeva cosa fare del berretto e stava cercando di infilarselo in una delle tasche della giacca, quando l'altro glielo prese. Il gesto fu calmo e naturale e il ragazzo goffo lo apprezzò. Lui mi capisce, pensò. Mi darà una mano. Il ragazzo camminava alle calcagna dell'altro oscillando le spalle, mentre le sue gambe si allargavano involontariamente, come se il pavimento si sollevasse e si abbassasse seguendo il gonfiarsi e il riaffondare delle onde del mare. Cit. da Martin Eden ‐ Incipit

FramMenti

L’ho sentito fare un discorso durante la campagna elettorale. Era così abilmente stupido, così privo di originalità e al tempo stesso così convincente, che i capi non possono non considerarlo un elemento sicuro e utile, mentre le sciocchezze che dice sono così simili alle sciocchezze che dice l’elettore comune che… be’, voi sapete quanto si sente adulato un uomo che veda i suoi pensieri esposti con abilità.  Jack London -  Martin Eden

FramMenti

“- Tutti siamo destinti a morire. Soltanto gli stupidi muoiono come buoi senza sapere perché.”  — Jack London, La valle della Luna

FranmMenti

“Nessuna regola è assoluta, esistono il caso e le occasioni di cui bisogna saper approfittare poiché nel mondo sempre domina l'imprevisto.” — Jack London, Zanna bianca

Il vagabondo delle stelle

Sono morto di gelo, di penuria, in battaglia, nelle alluvioni e per mangiare ho raccolto bacche sulla brulla dorsale del mondo, scavando le radici di terreni paludosi e di prati fertili. Ho inciso l’immagine della renna e del mammut irsuto sulle zampe d’avorio procurate con la caccia e sulle pareti di pietra nelle caverne, il nostro ricovero durante le mugghianti tempeste invernali. Ho spaccato ossa sino al midollo dove secoli prima della mia epoca le città imperiali erano andate distrutte o erano destinate a essere edificate secoli dopo la mia morte. E ho abbandonato le ossa delle mie effimere carcasse in fondo agli stagni sulle ghiaie glaciali e nei laghi di catrame. Ho attraversato epoche che gli scienziati chiamano Paleolitico, Neolitico, Età del Bronzo e mi ricordo di quando portavamo il gregge di renne a pascolare sulle coste settentrionali del Mediterraneo, dove oggi ci sono Francia, Italia e Spagna, insieme ai lupi domestici. Ciò accadde prima che lo scioglimento della coltre g...

Jack London - Zanna Bianca

Cupe foreste di abeti rossi s'affacciavano arcigne sulle due rive del fiume gelato. Un vento recente aveva strappato dai rami il bianco mantello di ghiaccio e nella luce dell'imbrunire gli alberi parevano appoggiarsi l'uno all'altro, neri e minacciosi. Un vasto silenzio avvolgeva il paesaggio. E il paesaggio stesso era desolato, senza vita, immobile, così solitario e freddo che neppure si poteva dire vi regnasse un senso di tristezza. Vi aleggiava un cenno di risata, ma una risata più terribile di ogni tristezza: una risata senza gioia come il sorriso della sfinge, una risata fredda come il gelo e percorsa dalla caparbia ferocia dell'infallibilità. Era l'imperiosa e incomunicabile saggezza dell'eternità, che sbeffeggia la futilità della vita e l'affanno per vivere. Cit. da Zanna Bianca ‐ Incipit

Estasi

C'è un'estasi che segna il culmine e, al tempo stesso, il limite della vita; è questo è l'assurdo, che l'estasi è insieme massima vitalità e oblio totale. Questa estasi, questo oblio della vita coglie l'artista, lo rapisce e lo trascina fuori di sé, in una vampa di fuoco; coglie il soldato ebbro di guerra sul campo di battaglia, nella lotta senza quartiere; e colse Buck che alla testa del branco levava l'antico urlo del lupo, teso a raggiungere quel cibo vivo che fuggiva velocemente dinanzi a lui nella luce lunare. Scopriva gli abissi della propria natura, la parte più profonda dei suoi istinti, risalendo fino al grembo del tempo. Lo dominava l'impeto della vita, la marea dell'essere, la gioia perfetta di ogni muscolo, di ogni giuntura, di ogni tendine, poiché questo era il contrario della morte, era ardore e violenza, si esprimeva nel movimento, nello sfrecciare esultante sotto le stelle e sopra le cose immobili e morte. — Jack London, Il richiamo d...

Il richiamo della foresta

C'è un'estasi che caratterizza il culmine della vita e oltre la quale la vita non può innalzarsi. E il paradosso di vivere è tale che questa estasi arriva quando si è sommamente vivi e viene come un totale oblio dell'essere vivi. Questa estasi, questo dimenticarsi di vivere, viene all'artista fuori di sé colto da una vampata di passione; viene durante la battaglia campale al soldato pazzo di guerra quando rifiuta la tregua; e venne a Buck alla testa del branco mentre faceva risuonare il vecchio grido del lupo, teso a inseguire il cibo ancora vivo che fuggiva rapido davanti a lui sotto la luna. Stava scandagliando le profondità della sua natura e di parti della sua natura ancora più profonde di lui, le stesse che risalivano nel grembo del Tempo. — Jack London, Il richiamo della foresta

Jack London - Il richiamo della foresta

Voi non potete sapere niente di me, senza che avete letto un libro chiamato Le avventure di Tom Sawyer, ma non importa molto. Quel libro è stato fatto dal signor Mark Twain, che di solito ha detto la verità, o quasi. Qualche volta ha esagerato un poco, ma in genere ha detto il vero. È già qualcosa. Io non ho mai conosciuto nessuno che, in vita sua, non ha mai contato storie, se non è zia Polly, o la vedova, o forse Mary. Zia Polly è la zia Polly di Tom e di Mary; e della vedova Douglas se ne parla in quel libro, che è quasi vero. Con qualche ricamo, s'intende. Cit. da Il richiamo della foresta ‐ Incipit

Jack London - Il richiamo della foresta

Per coloro che non conoscono Firenze o la conoscono poco, alla sfuggita e di passaggio, dirò com'ella sia una città molto graziosa e bella circondata strettamente da colline armoniosissime. Questo strettamente non lasci supporre che il povero cittadino debba rizzare il naso per vedere il cielo come di fondo a un pozzo, bene il contrario, e vi aggiungerò un dolcemente che mi pare tanto appropriato, giacché le colline vi scendono digradando, dalle più alte che si chiamano monti addirittura e si avvicinano ai mille metri d'altezza, fino a quelle lievi e bizzarre di cento metri o cinquanta. Dirò anzi che da un lato soltanto e per un tratto breve, la collina rasentando la città la sovrasta a picco, formandoci un verone al quale con impareggiabile gusto ci possiamo affacciare. Cit. da Il richiamo della foresta ‐ Incipit

“La legge della vita” di Jack London

Dall’incipit del libro: Il vecchio Koskoosh ascoltava avidamente. Benchè la sua vista fosse scomparsa da tempo, l’udito era ancora buono, e il suono leggerissimo penetrava fin nella vaga intelligenza che dimorava ancora dietro la fronte rugosa, ma che non contemplava più le cose concrete del mondo. Ah! Il rumore era prodotto da Sit-cum-to-ha, che ingiuriava i cani, mentre li costringeva a forza di scapaccioni sotto la bardatura. Sit-cum-to-ha era la figlia di sua figlia, ma in quel momento era troppo occupata per dedicare un pensiero al misero nonno seduto solo lì nella neve, abbandonato e disperato. Bisognava disfare il campo. La lunga pista attendeva, mentre il breve giorno si rifiutava di attendere. La ragazza sentiva il richiamo della vita, non della morte. E il vecchio era ormai prossimo alla morte. A questo pensiero, il panico invase per un momento Koskoosh, che tese le mani paralizzate, tastando con gesti tremanti la piccola catasta di legna secca che aveva accanto. Rassicu...

Il richiamo della foresta

C'è un'estasi che segna il culmine e, al tempo stesso, il limite della vita; è questo è l'assurdo, che l'estasi è insieme massima vitalità e oblio totale. Questa estasi, questo oblio della vita coglie l'artista, lo rapisce e lo trascina fuori di sé, in una vampa di fuoco; coglie il soldato ebbro di guerra sul campo di battaglia, nella lotta senza quartiere; e colse Buck che alla testa del branco levava l'antico urlo del lupo, teso a raggiungere quel cibo vivo che fuggiva velocemente dinanzi a lui nella luce lunare. Scopriva gli abissi della propria natura, la parte più profonda dei suoi istinti, risalendo fino al grembo del tempo. Lo dominava l'impeto della vita, la marea dell'essere, la gioia perfetta di ogni muscolo, di ogni giuntura, di ogni tendine, poiché questo era il contrario della morte, era ardore e violenza, si esprimeva nel movimento, nello sfrecciare esultante sotto le stelle e sopra le cose immobili e morte. — Jack London

Pronto soccorso

E allora tu, giovane scrittore, hai qualcosa da dire, o credi soltanto di avere qualcosa da dire? Se ce 1'hai, nulla potrà impedirti di dirlo. Se sei in grado di pensare cose che al mondo piacerebbe sentire, la forma stessa del pensiero già ne è l'espressione. Se pensi con chiarezza, scriverai con chiarezza; se i tuoi pensieri sono meritevoli, altrettanto meritevole sarà la tua scrittura. Ma se il tuo modo di esprimerti è scadente, è perché i tuoi pensieri sono scadenti; se è limitato, è perché tu sei limitato. Se hai le idee confuse e ingarbugliate, come puoi aspettarti di esprimerle con lucidità? Se le tue conoscenze sono scarse o poco sistematiche, come possono le tue parole essere chiare o logiche? E senza il robusto sostegno di una filosofia operativa, come puoi fare ordine nel caos? Come fai a compiere previsioni e valutazioni chiare? Come puoi percepire a livello qualitativo e quantitativo l'importanza relativa di ogni briciola di conoscenza che possiedi? E senza tu...

Il richiamo della foresta

D’estate, però, vi è in questa valle un visitatore, ma gli Yeehat non lo sanno. È un grande lupo dal manto stupendo, simile agli altri lupi eppure diverso: giunge solo dalla ridente terra dei boschi e scende in una radura fra gli alberi. Qui un torrente giallo scaturisce da sacchi marci di pelle di alce e si perde nel terreno, l’erba alta nasce in mezzo ad esso e il terriccio lo ricopre celando al sole il suo giallo colore. Qui il lupo si sofferma per un po’ assorto, intona un solo e angosciato ululato e poi riparte. Ma non sempre è solo. Quando vengono le lunghe notti invernali e i lupi inseguono la loro preda nelle valli più basse, lo si può vedere correre alla testa del branco nelle luce pallida della luna o nel fioco chiarore dell’aurora boreale, balzando gigantesco innanzi ai compagni, la grande gola tonante nel canto del mondo più giovane, il canto del branco. — Jack London

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