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FramMenti

Viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa, e poi dormiamo - è così semplice e ordinario. Pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente; e la maggior parte di noi, la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se è molto fortunata, dal tempo stesso. C'è solo questo come consolazione: un'ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. E comunque amiamo la città, il mattino; più di ogni altra cosa speriamo di averne ancora. — Michael Cunningham, Le ore

Le ore

Leonard solleva gli occhi su di lei, e conserva ancora, per un momento, l'espressione accigliata che riserva alle bozze. È un'espressione di cui lei si fida e ha paura: gli occhi di lui splendenti e impenetrabilmente scuri sotto le pesanti sopracciglia, gli angoli della bocca all'ingiù in un atteggiamento di giudizio che è severo ma nient'affatto petulante o banale - il cruccio di una divinità, che vede tutto ed è stanca, e spera il meglio dall'umanità, sapendo già quanto in realtà aspettarsi. È l'espressione con cui affronta tutte le opere scritte, comprese, e in particolar modo, quelle di lei. Mentre la guarda, però, l'espressione si dissolve e quasi immediatamente viene rimpiazzata dal volto più morbido, più gentile, del marito che le ha fatto da infermiere nei momenti peggiori, che non chiede quello che lei non può dare e che cerca di farle bere, talvolta con successo, un bicchiere di latte ogni mattina alle undici. — Michael Cunningham

Carne e sangue

Voleva essere felice in modo solido, continuativo, ora dopo ora, non in piccole turbolente parentesi che lo coglievano sporadicamente, di solito quando era solo. […] Sospettava a volte che se si fosse comportato da uomo felice, se avesse detto a se stesso quanto era felice, avrebbe potuto ricatturare la felicità. L’avrebbe afferrata per le sue ali invisibili e se la sarebbe stretta al petto. Michael Cunningham

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