Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Roland Barthes

FramMenti

La parte più erotica di un corpo non è forse dove l’abito si dischiude? Nella perversione (che è il regime del piacere testuale) non ci sono zone “erogene” (espressione del resto abbastanza fastidiosa); è l’intermittenza, come ha ben detto la psicanalisi, che è erotica: quella della pelle che luccica fra due capi (la maglia e i pantaloni), fra due bordi (la camicia semiaperta, il guanto e la manica); è proprio questo scintillio a sedurre, o anche: la messinscena di un’apparizione - sparizione.   Roland Barthes

FramMenti

Sono innamorato? Sì, poiché sto aspettando. L’altro, invece, non aspetta mai. Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta; cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo; ma a questo gioco io perdo sempre: qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato, esatto, o per meglio dire in anticipo. La fatale identità dell’innamorato non è altro che: io sono quello che aspetta. — Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso

FramMenti

La cultura di massa è una macchina che indica quali sono le cose da desiderare: questo è ciò che deve interessarti, dice, come se intuisse che gli uomini sono incapaci di trovare da soli chi devono desiderare.  Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso

Una volta solamente

«Osservai che una foto può essere l’oggetto di tre pratiche (o tre emozioni, o tre intenzioni): fare, subire, guardare.  L’Operator è il Fotografo.  Lo Spectator, siamo tutti noi che compulsiamo, nei giornali, nei libri, negli album, negli archivi, delle collezioni di fotografie.  E colui o ciò che è fotografato, è il bersaglio, il referente, sorta di piccolo simulacro, di eidòlon emesso dall’oggetto, che io chiamerei volentieri lo Spectrum della Fotografia, dato che attraverso la sua radice questa parola mantiene un rapporto con lo “spettacolo” aggiungendovi quella cosa vagamente spaventosa che c’è in ogni fotografia: il ritorno del morto. Ciò che la fotografia riproduce all'infinito ha avuto luogo solo una volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente.»  Roland Barthes (1915-1980): “La Chambre Claire”, 1980.

FramMenti

La foto mi colpisce se io la tolgo dal suo solito bla-bla: tecnica, realtà, reportage, arte, ecc. Non dire niente, chiudere gli occhi, lasciare che il particolare risalga da solo alla coscienza affettiva.  Roland Barthes

FramMenti

Ciò che la fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo solo una volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente.  Roland Barthes

FramMenti

Voler scrivere l’amore, significa affrontare il guazzabuglio del linguaggio: quella zona confusionale in cui il linguaggio è insieme troppo e troppo poco, eccessivo (…per la sommersione emotiva) e povero (per i codici entro i quali viene costretto e appiattito). Roland Barthes

FramMenti

La parte più erotica di un corpo non è forse dove l’abito si dischiude? Nella perversione (che è il regime del piacere testuale) non ci sono zone “erogene” (espressione del resto abbastanza fastidiosa); è l’intermittenza, come ha ben detto la psicanalisi, che è erotica: quella della pelle che luccica fra due capi (la maglia e i pantaloni), fra due bordi (la camicia semiaperta, il guanto e la manica); è proprio questo scintillio a sedurre, o anche: la messinscena di un’apparizione-sparizione.   Roland Barthes

Buonanotte del 26 aprile 2020

Dicono che, attraverso il suo progressivo lavorio, il lutto cancelli lentamente il dolore; io non potevo, non posso, crederlo; per me il Tempo elimina l’emozione della perdita (non piango), e basta. Per il resto, tutto è rimasto immobile. — Roland Barthes, La camera chiara, Einaudi 2003, pagine 76-77.

Cosa vuol dire?

“Cosa vuol dire, “pensare a qualcuno”? Vuol dire: dimenticarlo (senza oblio, la vita non sarebbe possibile) e risvegliarsi spesso da questo oblio. Per associazione d’idee, molte cose ti riportano al mio discorso. “Pensare a te” non vuol dire niente altro che questa metonimia. Poiché in sé, questo pensiero è vuoto: io non ti penso; ti faccio semplicemente tornare alla mente (a misura che cresce in me l’oblio di te). E’ la forma (il ritmo) che io chiamo “pensiero”: non ho niente da dirti, senonché questo niente è a te che lo dico. ” Frammenti di un discorso amoroso – Roland Barthes

Buonanotte del 3 febbraio 2020

La Fotografia è violenta: non perché mostra delle violenze, ma perché ogni volta riempie di forza la vista, e perché in essa niente può sottrarsi e neppure trasformarsi (il fatto che talora la si possa far apparire delicata non contraddice la sua violenza; molti dicono che lo zucchero è dolce, io invece lo trovo violento). — Roland Barthes, La camera chiara

La camera chiara

Tutti questi giovani fotografi che si agitano nel mondo, consacrandosi alla cattura dell'attualità, non sanno di essere degli agenti della morte. Tale è il modo in cui la nostra epoca assume la Morte: con l’alibi che nega lo smar-rimento del vivente, di cui il Fotografo è in un certo senso il professionista. Storicamente parlando, la Fotografia deve infatti avere qualche rapporto con la «crisi della morte» che ha inizio nella seconda metà del XIX secolo; e per quanto mi riguarda, preferirei che invece di situare continuamente l’avvento della Fotografia nel suo contesto sociale ed economico, ci s’interrogasse anche sul rapporto antropologico tra la Morte e la nuova immagine. Infatti, bisogna pure che in una società la Morte abbia una sua collocazione; se essa non è più (o è meno) nella sfera della religione, allora dev’essere altrove: forse nell’immagine che produce la morte volendo con-servare la vita. Contemporanea della regressione dei riti, la Fotografia potrebbe cor-rispondere...

Buonanotte del 27 giugno 2017

Sapientia: nessun potere, un po’ di sapere, un po’ di saggezza, e quanto più sapore possibile. — Roland Barthes, Lezione inaugurale

Buonanotte 22 marzo 2017

Felicità sta nel conoscere i propri limiti ed amarli. (R. Barthes)

L’ovvio e l’ottuso

Il dilettante non viene definito necessariamente da un sapere di grado inferiore, e neppure da una tecnica imperfetta, ma da qualcos’altro: il dilettante è colui che non si fa vedere, colui che non si fa sentire. Qual è il significato di questo eclissarsi? Il dilettante si limita a produrre il proprio godimento (però nulla impedisce che diventi anche il nostro, senza che egli lo sappia), e questo godimento non procede verso nessuna isteria. Al di là del dilettante, finisce il godimento puro (estraneo a ogni nevrosi) e ha inizio l’immaginario, cioè l’artista: senza dubbio l’artista gode, però dal momento che si mostra e si fa sentire, e quindi ha un pubblico, il suo godimento deve fare i conti con un’immagine, che è il discorso tenuto dall’Altro su ciò che egli fa. Réquichot non mostrava mai le sue tele (che sono ancora poco conosciute): «Ogni sguardo sulle mie creazioni è un’usurpazione del mio pensiero e del mio cuore. Quel che faccio non è fatto per essere visto. I vostri giudizi e ...

Stregati

Il gesto dell'abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l'essere amato. Oltre all'accoppiamento (e al diavolo l'Immaginario), vi è quest'altro abbraccio, che è una stretta immobile: siamo ammaliati, stregati: siamo nel sonno, senza dormire; siamo nella voluttà infantile dell'addormentamento: è il momento delle storie raccontate, della voce che giunge a ipnotizzarmi, a straniarmi, è il ritorno alla madre (nell'amorosa quiete delle tue braccia, dice una poesia musicata da Duparc). In questo incesto rinnovato, tutto rimane sospeso: il tempo, la legge, la proibizione: niente si esaurisce, niente si desidera: tutti i desideri sono aboliti perché sembrano essere definitivamente appagati. — Frammenti di un discorso amoroso - Roland Barthes

Nomi propri

Una parte della sua infanzia è stata dedicata ad un ascolto particolare: quello dei nomi propri della vecchia borghesia bayonnese, che egli sentiva ripetere per giornate intere da sua nonna, appassionata di mondanità provinciale. Tali nomi erano molto francesi e, pur dentro a questo codice, tuttavia spesso molto originali; formavano una ghirlanda di significati strani alle mie orecchie (tant’è che me li ricordo benissimo: perché?): le signore Lebœuf, Barbet-Massin, Delay, Voulgres, Poques, Léon, Froisse, de Saint-Pastou, Pichoneau, Poymiro, Novion, Puchulu, Chantal, Lacape, Henriquet, Labrouche, de Lasbordes, Didon, de Ligneroles, Garance. Come si può avere un rapporto d’amore con dei nomi propri? Non v’è sospetto di metonimia: quelle signore non erano desiderabili, nemmeno carine. Tuttavia, impossibile leggere un romanzo, delle Memorie, senza questa ghiottoneria particolare (leggendo Madame de Genlis, sorveglio con molto interesse i nomi dell’antica nobiltà). Non serve soltanto una l...

Barthes

Io amo: l’insalata, la cannella, il formaggio, i pimenti, la pasta di mandorle, l’odore del fieno tagliato (vorrei che fabbricassero un profumo del genere), le rose, le peonie, la lavanda, lo champagne, le posizioni leggere in politica, Glenn Gould, la birra eccessivamente ghiacciata, le orecchie piatte, il pane abbrustolito, i sigari Avana, Haendel, le passeggiate moderate, le pere, le pesche bianche o di vigna, le ciliegie, i colori, gli orologi, le stilografiche, penne e pennini, i dessert, il sale grezzo, i romanzi realisti, il piano, il caffè, Pollock, Twombly, tutta la musica romantica, Sartre, Brecht, Verne, Fourier, Einstein, i treni, il médoc, il bouzy, aver della moneta, Bouvard et Pécuchet, camminare in sandali la sera sulle piccole strade del Sud Ovest, l’ansa dell’Adour vista dalla casa del dottor L., i fratelli Marx, la foresta alle sette del mattino uscendo da Salamanca, eccetera. Io non amo: i volpini bianchi, le donne in pantaloni, i gerani, le fragole, il clavicemb...

Godimento

Il testo di godimento è assolutamente intransitivo. Pure, la perversione non basta a definire il godimento; è l’estremo della perversione a definirlo: estremo sempre spostato, estremo vuoto, mobile, imprevedibile. Questo estremo garantisce il godimento: una perversione media si carica ben presto di un gioco di mentalità subalterne: prestigio, ostentazione, rivalità, discorso, parate ecc. Roland Barthes

La camera chiara

Il paradosso è questo: come si può avere [in una foto] l’aria intelligente, senza pensare a niente di intelligente? Il fatto è che, facendo l’economia della visione, lo sguardo sembra essere trattenuto da qualcosa di interiore. Quel ragazzino povero che tiene in braccio un cagnolino appena nato e vi appoggia la sua guancia (Kertész, 1928), guarda l’obbettivo con occhi tristi, gelosi, impauriti: che pensosità poetica, straziante! In effetti, egli non guarda nulla; trattiene dentro di sé il suo amore e la sua paura: ecco, lo Sguardo è questo. R. Barthes

Etichette

Mostra di più