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Il pericolo di un'unica storia

Vengo da una famiglia nigeriana convenzionale, di classe media. Mio padre era un professore universitario. Mia madre era una direttrice amministrativa. Cosí prendevamo in casa, com’era la norma, un ragazzo che ci aiutava nei lavori domestici, e che spesso veniva dai villaggi rurali circostanti. L’anno in cui ho compiuto otto anni, abbiamo preso in casa un nuovo domestico. Si chiamava Fide. L’unica cosa che mia madre ci ha detto di lui era che la sua famiglia era molto povera. Mia madre mandava loro igname, riso e i nostri vestiti vecchi. E quando non finivo la cena, mia madre diceva: «Mangia tutto! Non lo sai? Quelli come la famiglia di Fide non hanno nulla!» Provavo, quindi, un’enorme pietà per la famiglia di Fide. Poi, un sabato, siamo andati in visita al villaggio di Fide e sua madre ci ha mostrato un cestino con bellissime decorazioni, in rafia colorata, fatto da suo fratello. Ero stupefatta. Non avrei mai pensato che qualcuno di quella famiglia fosse in grado di produrre qualcosa....

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